SALUTE. Milano Disturbi alimentari: ABA, un progetto per guarire da anoressia e bulimia

Parlare di anoressia, bulimia e obesità per abbattere il muro di omertà costruito intorno ai disturbi alimentari di cui soffrono oltre tre milioni di persone (il 5% della popolazione!). Per comunicare la sofferenza di chi soffre di fame di amore è necessario però utilizzare il linguaggio giusto e avvalersi dell’aiuto di specialisti. E’ questo l’obiettivo di ABA (www.bulimianoressia.it) – l’associazione per la Bulimia e l’Anoressia fondata da Fabiola De Clercq – e del progetto In FormAzione presentato ieri a Milano e concepito per dare indicazioni in materia di comunicazione sociale sui disturbi alimentari e dell’immagine corporea.

"L’età di insorgenza di queste patologie che colpiscono in particolare le donne (95%) – anche se è in crescita il numero di uomini che manifesta questi sintomi – si colloca prevalentemente tra i 12 e i 25 anni, fascia di età in cui rappresentano la prima causa di morte – spiega a Help Consumatori Fabiola De Clercq, presidente dell’ABA – ma negli ultimi tempi emerge un preoccupante allargamento delle età interessate, che riguarda anche i bambini prepuberi e le donne in età avanzata".

I disturbi del comportamento alimentare (DCA), non si possono liquidare come semplici malattie dell’appetito, ma rappresentano sintomi di problematiche con implicazioni psicologiche e psichiatriche che devono essere affrontati con l’aiuto di uno specialista per guarire dal pensiero del cibo e del corpo come espressione di disagio dell’anima.

"Per l’anoressia di solito, tutto comincia con una dieta dimagrante, affrontata per migliorare la propria immagine, ma che può trasformarsi in un imperativo per perseguire un irraggiungibile ideale di magrezza – continua De Clercq – In realtà la persona anoressica ha fame di tutto: di relazioni, affetti ed emozioni e paradossalmente, rifiuta ogni cosa".

Processo speculare e inverso, quello della bulimia, che può essere considerata l’altra faccia dell’anoressia. "Quando il controllo sul rapporto corpo/cibo non riesce più a reggere, si scivola nella bulimia, ingerendo enormi quantità di cibo, espulso subito dopo attraverso il vomito autoindotto che produce gravi effetti sull’apparato digerente, esofago, denti e capelli", aggiunge il presidente dell’ABA.

A queste espressioni di malessere si aggiunge un allarmante fenomeno in diffusione: il disturbo dell’alimentazione incontrollata (DAI), una vera e propria malattia sociale che interessa un numero crescente di persone, bambini (4%) e adolescenti compresi, che accumulano un eccesso di peso che si mantiene anche in età adulta.

"A differenza dall’obesità semplice, il DAI è caratterizzato dall’ingestione ripetuta di grandi quantità di cibo, che determinano una graduale dipendenza e una tendenza a usare l’adipe accumulato come una barriera posta a protezione delle emozioni e delle relazioni con l’altro", conclude De Clercq.

Guarire dai disturbi alimentari si può (e la percentuale di guarigione è alta), ma è fondamentale intervenire precocemente. ABA propone percorsi terapeutici di gruppo nella sua sede milanese di via Solferino 14 (02 29000226) dove si avvale della consulenza di psicoterapeuti specializzati nel trattamento dei disordini alimentari.

di Flora Cappelluti

 

Comments are closed.