SALUTE. Milano, appello per consenso donazione organi su carta d’identità

Sulla carta di identità degli italiani potrebbe in futuro comparire – tra le varie informazioni relative alla persona – anche la dicitura: donatore di organi. E’ partito oggi da Milano l’appello per far ripartire l’iter legislativo n. 1041 del 23 settembre 2008, fermo da un anno. Con l’obiettivo di far sì che il ddl diventi legge al più presto, si è mobilitato l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) che, per sollecitare il Senato a occuparsene, ha scritto in doppia copia al viceministro alla Salute Ferruccio Fazio e al presidente della commissione Sanità del Senato Antonio Tomassini.

Il disegno di legge "dormiente" è quello firmato dalla senatrice Laura Bianconi del Pdl e da 23 senatori di colore politico trasversale fermo dall’ottobre dello scorso anno, data in cui è stato assegnato in commissione Sanità del Senato, ma per il quale non è stata neppure calendarizzata la discussione.

"Siamo convinti – ha spiegato Francesca Merzagora, presidente di Onda durante l’incontro che si è tenuto a Palazzo Marino – che una semplice annotazione sulla carta di identità potrebbe contribuire a facilitare il percorso che porta al prelievo degli organi. La volontà della persona risulterebbe così chiaramente espressa e documentata e si accorcerebbero anche i tempi di decisione. Potrebbe essere un passaggio fondamentale per permettere che gli organi disponibili per i trapianti siano sempre di più".

Come ha sottolineato la senatrice Bianconi in una lettera inviata a Onda "il ddl ‘dormiente’ mira a modificare in parte l’attuale normativa italiana che pone la persona in vita, quale titolare del diritto, a esprimersi favorevolmente o meno sulla donazione dei propri organi e tessuti in caso di morte".

Un semplice "sì," scritto nero su bianco su un documento, per semplificare il meccanismo di avvio rimetterebbe quindi in moto la macchina dei trapianti "salvavita". È risaputo infatti che la donazione è ancora un problema e le liste di attesa per i trapianti sono lunghe anche per la difficoltà di reperire gli organi. Per un rene in Italia si può arrivare ad aspettare anche oltre tre anni e anche nel resto d’Europa ci sono oltre 60mila pazienti in lista di attesa.

Dai dati presentati da Onda emergono però forti contraddizioni tra gli italiani sul tema dei trapianti. Due italiani su tre (il 60%) si dicono favorevoli alla donazione dei propri organi dopo la morte, solo l’8% è contrario, mentre il restante 32%, soprattutto giovani, non ha preso alcuna decisione o ancora non ci ha pensato. Il motivo dell’incoerenza risiede principalmente in fattori culturali: la metà degli italiani non ne parla e non sa cosa ne pensano i propri familiari e pochissimi hanno messo per iscritto la propria scelta o l’hanno comunicata al proprio medico curante o all’Asl. Le donne, in particolare, da sempre custodi della salute della famiglia, sono le più restie a dare il consenso per la donazione di un organo di un familiare. Tra loro le più favorevoli sono le lavoratrici (impiegate, manager, libere professioniste), diplomate o laureate e con meno di 40 anni, le contrarie sono spesso casalinghe o pensionate, con un livello di istruzione inferiore e più avanti con l’età. La popolazione vuole però sentire la voce delle istituzioni: nel 70% dei casi attraverso la televisione, seguita dal proprio medico.

"Lo studio, svolto su 629 persone, metà uomini e metà donne, evidenza infatti proprio una carenza di informazione" ha concluso Merzagora.

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