SALUTE. Milano, i medici di famiglia non lavoreranno nei giorni festivi e al sabato

MILANO – Dopo giorni di proteste che si sono protratte per tutto il mese di novembre e dicembre, è stata raggiunta solo nella tarda mattinata di oggi un’intesa sul lavoro dei medici di famiglia nei giorni festivi e al sabato. Secondo quanto stabilisce l’accordo appena raggiunto tra la direzione generale dell’Asl di Milano e i sindacati dei medici di famiglia Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e i pediatri milanesi, i camici bianchi non saranno tenuti a lavorare il sabato e nei festivi, giornate in cui gli studi della metropoli lombarda resteranno chiusi e i cittadini che necessitano di una visita dovranno rivolgersi alla continuità assistenziale. Nella giornata di Natale e nelle festività di fine Anno, per esempio, sarà attivo solo il servizio di guardia medica.

In base all’accordo nazionale tuttora vigente, i medici di famiglia e i pediatri dovrebbero rispondere alle richieste di visite domiciliari fino alle 10 del mattino di sabato, ma in Lombardia questo non accadrà, poiché l’accordo regionale prevede invece che al sabato e nei giorni festivi subentri la continuità assistenziale e i suoi ambulatori contattabili tramite il centralino della guardia medica (02 85. 78.1)

Al sabato quindi lavoreranno i medici di famiglia (15%-20% della totalità), che in base all’accordo regionale hanno deciso volontariamente di tenere i loro studi aperti, pagati con fondi messi a disposizione dalla Regione Lombardia.

Per quanto riguarda invece le giornate pre-festive (come ad esempio la vigilia di Natale), i medici che in quel giorno della settimana fanno ambulatorio al mattino terranno lo studio aperto, mentre i colleghi che prestano servizio nel pomeriggio saranno autorizzati a chiudere i battenti, mentre le visite domiciliari saranno di competenza della continuità assistenziale.

L’accordo raggiunto oggi non è stato firmato dal sindacato Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) che nei giorni scorsi aveva proclamato lo stato di agitazione e ha rinviato le procedure di conciliazione a dopo il 15 gennaio prossimo.

di Flora Cappelluti

 

 

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