SALUTE. Oggi è la Giornata Europea dei Diritti del Malato

Oggi, 18 aprile, si festeggia la V Giornata Europea dei diritti del malato. Anche quest’anno in tutta Europa si organizzano iniziative e manifestazioni di sensibilizzazione sul tema: il cittadino al centro delle politiche sanitarie. La giornata vuole ricordare, prima di tutto, che esiste una Carta europea dei diritti del malato, elaborata nel 2002 dalla Rete Active Citizenship Network formata da oltre 10 organizzazioni civiche di 30 Paesi europei.

La Carta afferma 14 diritti fondamentali che, ancora oggi, sono poco conosciuti e soprattutto, non sempre rispettati: dal diritto all’accesso, all’informazione e alla documentazione sanitaria,al diritto alla sicurezza, alla privacy e alla confidenzialità, al consenso, all’innovazione e al trattamento personalizzato. La Carta punta a garantire un alto livello di tutela della salute delle persone, tramite i diversi Servizi Sanitari Nazionali d’Europa. Come già nel 2010, anche quest’anno a Bruxelles si è svolta la conferenza europea dedicata al tema Putting Citizens at the Center of EU Health Policy ("Mettere i Cittadini al centro delle Politiche Sanitarie dell’Unione Europea"), promossa da Active Citizenship Network, di cui fa parte per l’Italia Cittadinanzattiva.

In occasione della V Giornata dei diritti del malato Cittadinanzattiva ha promosso un’iniziativa di monitoraggio di 90 Pronto soccorso italiani: i volontari del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva in collaborazione con i medici della Anaao-Assomed controlleranno alcuni aspetti fondamentali. Dai segni di incuria e sporcizia, alle vie di fuga, dai percorsi biancheria sporca-pulita, all’ intasamento, dalla presenza di letti aggiunti o barelle in osservazione breve ai tempi effettivi per il ricovero. Il monitoraggio è in corso in 20 dei 27 Paesi della Unione Europea, e in Italia ha ottenuto il patrocinio della Fondazione Chirurgo e Cittadino e il sostegno della Johnson & Johnson Medical. I risultati saranno presentati nel mese di giugno.

Particolarmente rilevante sarà la mobilitazione nel Lazio, in cui saranno monitorati tutti i DEA presenti sul territorio regionale. Un quadro allarmante sui Pronto soccorso è quello che emerge da una indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato nel 2008. Ad esempio, anche di fronte al sospetto di un possibile infarto, al Pronto Soccorso si può aspettare sino a 10 ore per la visita di un medico.

In molte Regioni si vive una situazione vicina al collasso con lunghe file negli ospedali e cittadini sempre più in difficoltà, dovuta all’aumento degli accessi fino ad arrivare a 30 milioni di richieste, senza il proporzionale e necessario aumento del personale. I problemi maggiori sono al Centro Italia: Abruzzo, Lazio e Molise, al sud le maggiori carenze si riscontrano in Campania, Puglia e Sicilia. In Abruzzo, i tempi massimi di attesa negli Eas (Pronto soccorso ad alta specialità) toccano i 450 minuti, ben 7 ore, mentre la media regionale si attesta intorno ai 240 minuti.

Fra i maggiori problemi c’è in particolare l’assistenza per attacco cardiaco/infarto miocardico acuto: solo il 10% dei pazienti giunge in Unità di terapia intensiva coronarica entro le prime due ore, e un altro 30% impiega tra le due e le sei ore dall’inizio dell’evento acuto. Il tempo medio di attesa pre-intervento medico è di 200 minuti sul territorio nazionale, con picchi di 600 minuti, ossia 10 ore. Un altro problema di forte carenza sono le Ambulanze ed elisoccorso per il trasporto, che stazionano troppo in ospedale. Un tempo accettabile sarebbe intorno ai 30 minuti, ma per i Dea (Dipartimento emergenza sanitaria) la media in Liguria è di 46 minuti e in Sardegna di 60 minuti, mentre per i Pronto Soccorso ad alta specialità i tempi massimi "sono assurdi", come nel Lazio, 127 minuti di attesa, o in Puglia, 154 minuti.

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