SALUTE. Oggi si celebra l’Obesity Day

Si svolge oggi, 10 ottobre 2006, in tutta Italia, la sesta edizione di "Obesity Day", l’iniziativa di sensibilizzazione nazionale dedicata all’obesità promossa da ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, in collaborazione con Bracco. "Parliamo ancora di obesità e alimentazione". Questo lo slogan di quest’anno, scelto per porre l’accento sul riconoscimento dell’ obesità come patologia cronica, con urgente necessità di un approccio integrato e multidisciplinare del paziente, per aiutarlo a condurre una vita normale.

Si registra infatti in Italia – si legge in una nota dell’ADI – un incremento di persone obese e in soprappeso pari al 9%, fenomeno che coinvolge anche circa il 20% di bambini e adolescenti. Oggi oltre 160 Centri del Servizio Sanitario Nazionale e convenzionati e Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica interni a strutture pubbliche coinvolti nelle terapie di trattamento e prevenzione dell’obesità si metteranno gratuitamente a disposizione dei cittadini per fornire informazioni e materiale divulgativo circa l’alimentazione e la dietetica. I Centri che aderiscono all’iniziativa, distribuiti in tutte le regioni italiane, collaborano in sinergia con ADI. Per l’elenco delle strutture aderenti all’iniziativa contattare il numero 346 5190450. L’operatore risponderà dal 2 al 10 ottobre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.

L’ADI è una società scientifica senza fini di lucro che raggruppa fra i soci esperti della nutrizione (medici e dietisti) che operano nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali. Il Progetto Obesità Day è nato con lo scopo disensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei rischi dell’obesità e del sovrappeso e di spostare l’attenzione sull’obesità da problema estetico a problema di salute. Tra le finalità anche quella di dare visibilità ai Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica ospedalieri e territoriali sia all’interno sia all’esterno delle strutture di appartenenza e di creare rapporti stabili tra i vari Servizi di Dietetica e tra i centri ADI che si occupano di obesità e soprappeso.

L’edizione di quest’anno dell’Obesity Day ricorda anche Oliviero Sculati, nutrizionista e Consigliere Nazionale ADI, scomparso prematuramente all’inizio dell’anno, attraverso l’istituzione di un premio da assegnare al centro che avrà organizzato le migliori iniziative per divulgare come prevenire e trattare l’obesità.

Il punto di vista sull’obesità di consumatori, pediatri e agricoltori

Secondo il Rapporto Baby Consumers sui consumi dei minori di MDC Junior (Dipartimento del Movimento Difesa del Cittadino dedicato ai piccoli consumatori) tra le cause dell’obesità infantile ci sono cattive abitudini alimentari: i nostri figli mangiano poche verdure, spuntini grassi e troppe volte fuori casa, lontani dalla tranquillità e dall’equilibrio familiare. Dal rapporto è infatti emerso che solo il 3,8% degli intervistati da MDC Junior mangia frutta fuori pasto, mentre nel 12,9% dei casi si ricorre all’Happy Meal Mc Donald’s. Secondo elaborazioni dell’associazione dei dati Istat, i bambini fra i 3 ed i 10 anni mangiano poche verdure, ortaggi e frutta: solo nel 29% e nel 28% dei casi i bambini al di sotto dei 10 anni mangiano rispettivamente verdure e ortaggi almeno una volta al giorno.

"Sono dati – ha commentato Moreschi – sui quali è necessario intervenire. Ancora troppo spesso i nostri figli si ritrovano a mangiare merendine ricche di grassi e zuccheri davanti la tv, magari degustando bibite gassate ricche di zuccheri. Importante è l’impegno da parte dei genitori ma anche della scuola nell’educare i ragazzi ad una corretta alimentazione. Positive quindi le iniziative dei distributori di frutta negli istituti e i progetti di educazione alimentare che sempre più spesso coinvolgono alunni, insegnanti e genitori con la collaborazione anche di esperti".

Come possono intervenire i genitori? "Mantenere una dieta variata, non saltare gli spuntini mattutini e pomeridiani, prediligere la frutta come fuori pasto, non saltare i pasti, fare molto movimento e in caso di problemi di peso rivolgersi ad uno specialista. Questi sono i consigli che ci sentiamo di dare ai genitori per garantire ai propri figli un peso ideale e una corretta alimentazione"- ha concluso Moreschi.

Secondo una rilevazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù gli alunni delle scuole amano mangiare in compagnia, non detestano frutta e verdura, nel loro menù ideale c’è spazio anche per piatti particolari come pasta e broccoli, ravioli con il pesce, lasagna "con tante sottilettefilanti", frittelle con le alici. La maggior parte di loro non gradisce affatto il pesce e poco apprezzati anche i legumi. In particolare, l’Ospedale ha condotto la ricerca la scorsa settimana su 750 bambini e ragazzi delle scuole di Roma.

L’identikit dell’alunno a mensa ha tuttavia aperto un interrogativo che gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno sottolineato nel corso della tavola rotonda: i menu della refezione scolastica sono studiati e bilanciati per garantire un apporto nutrizionalmente corretto. Le cause di obesità e soprappeso, allora vanno individuate e affrontate negli altri pasti e negli eventuali fuoripasto dei bambini e dei ragazzi.

Coldiretti ha invece sottolineato come "le malattie determinate all’obesità e dal soprappeso che ormai interessa un bambino italiano su tre mettono a rischio il primato nazionale di longevità in Europa, con la più alta aspettativa di vita dopo i 65 anni, conquistato grazie soprattutto ad una alimentazione fondata sui principi della dieta mediterranea".

Per la confederazione è necessario trasferire alle nuove generazioni i principi di una corretta alimentazione fondata su cibi come la frutta e verdura che assicurano naturalmente l’equilibrio dietetico necessario a rimanere in forma. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari garantiscono agli oltre dieci milioni di italiani over 65 una vita media di 77,4 anni per gli uomini e di 83,6 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea, che potrebbe non essere raggiunta dai giovani. La colpa è dell’abbandono della tradizionale cultura alimentare fondata sulla dieta mediterranea.

 

 

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