SALUTE. Oms lancia allarme: “Il ritorno della tubercolosi”

La tubercolosi non smette di preoccupare l’ Organizzazione Mondiale della Sanità: solo in Europa avvengono ancora oggi 69 mila decessi a causa della tbc e 450 mila nuovi casi di contagio. In particolare, nell’ Europa dell’ est, l’ incidenza della tubercolosi è raddoppiata negli ultimi 15 anni: dai 50 casi ogni centomila abitanti ai 110 attuali. Nel mondo si registrano invece quasi due milioni di decessi, nove milioni di nuovi casi e circa due miliardi di persone contagiate in maniera silente, che però potrebbero non sviluppare mai la malattia. Il quadro è stato tracciato nel corso di convegno organizzato oggi a Roma dalla Croce Rossa Italiana.

Se in Europa la situazione non è confortante, anche in Italia esiste un problema "tubercolosi": tra il 1995 e il 2002 si sono registrati 4.215 decessi: secondo Antonio Cassone, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, "la situazione della tubercolosi nel nostro Paese è caratterizzata da una bassa incidenza nella popolazione generale, dalla concentrazione della maggior parte dei casi in alcuni gruppi a rischio e in alcune classi di età e dall’ emergere di ceppi di TBC resistenti ai farmaci".

Cassone sottolinea inoltre l’importanza di riconoscere che "la storia naturale di questa malattia è cambiata negli ultimi anni, passando da malattia cronica o di riattivazione nell’anziano a problema del giovane adulto, spesso immigrato o infetto da HIV". Nello specifico, l’Italia conta circa 7 nuovi casi ogni 100 mila abitanti ogni anno (dati relativi al 2004), cifra che gli esperti considerano un trend "sostanzialmente stabile negli ultimi anni".

Nel periodo 1995-2004 la classe di età che presenta l’incidenza di tbc più elevata è quella degli over 65, dove si contano tra i 10 e i 17 casi ogni 100 mila abitanti; nei giovani tra i 15 e i 24 anni, invece, "l’incidenza è in leggero seppur costante aumento", mentre resta stabile anche nei bambini tra gli 0 e i 14 anni. Inoltre, dal 1999 al 2004 i casi di tbc registrati negli immigrati hanno rappresentato nel complesso il 28% di tutti i casi notificati nel nostro Paese, fotografando un aumento soprattutto nelle classi di età giovani e adulte. Dati che però, avvertono gli esperti, "devono essere considerati una rappresentazione indicativa del fenomeno.

Il profilo della tbc in cittadini non italiani può risultare sovradimensionato e, soprattutto, la distorsione del dato varia tra i diversi gruppi etnici proprio per effetto della proporzione di immigrati non regolari nelle diverse comunità". Intanto l’Associazione Stop TB Italia, che opera sotto l’ egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si propone come missione "il supporto al controllo della diffusione della tubercolosi in Italia e nel mondo". In particolare, tra i suoi obiettivi ci sono: assicurare ad ogni paziente in ogni parte del mondo diagnosi, trattamento e cura efficaci; interrompere la trasmissione della tbc; ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche responsabili della diffusione della malattia; sviluppare nuovi strumenti preventivi, diagnostici e terapetici.

 

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