SALUTE. Più della metà degli italiani ha paura del cancro. Censis: “Forte impatto dei mass media”

Il tumore è la malattia più temuta dal 67,5% degli italiani sotto i 75 anni, nonostante siano le patologie cardiovascolari la prima causa di morte nel nostro paese. Un timore che si può spiegare con la forte capacità di impatto emotivo che hanno i mass media, giornali e televisione, sui cittadini, che hanno cambiato concretamente atteggiamento su salute e stili di vita grazie alle informazioni apprese da carta stampata (15%) e tv (18%). I mezzi di stampa sono infatti la seconda fonte di informazione sul cancro dopo gli operatori sanitari, specialmente per le persone con grado di istruzione elevato. A rilevarlo è un’indagine condotta dalla Fondazione Censis per conto del Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri), presentata questa mattina a Roma.

"Nell’arco degli ultimi decenni – ha spiegato Concetta Maria Vaccaro, responsabile Welfare Censis – c’é stata una radicale trasformazione della figura del paziente, che da soggetto passivo si è trasformato in utente autonomo e informato, che vuole partecipare insieme al medico della scelta terapeutica. E questo grazie anche ai mezzi di comunicazione di massa che hanno avuto un ruolo fondamentale".

L’indagine, che ha analizzato gli articoli pubblicati da settembre 2005 a febbraio 2006 su alcuni quotidiani e inserti, ha evidenziato che si parla di tumore molto spesso come malattia a forte impatto sociale (45,3%), più frequentemente nei magazine dedicati alla salute (10%), che nei quotidiani (1%). Circa il 30% degli articoli analizzati tratta delle prospettive e applicazioni di ricerca, il 21,4% dei fattori di rischio e prevenzione e il 16% le storie di vita. Tuttavia, si registra una diversità a seconda del tipo di pubblicazione: sugli inserti si dà più spazio a ricerca (43,9%) e prevenzione (41,4%), mentre sui quotidiani si privilegiano gli aspetti sociali e psicologici della malattia (41,3%) dal maggiore impatto emotivo. In generale negli articoli di divulgazione scientifica, più frequenti negli inserti, il 50% affronta i temi della ricerca, il 25% la prevenzione e il 10% le cure, mentre negli articoli di cronica si dà più spazio ai casi di malasanità.

"C’é una forte vocazione – continua Vaccaro – negli inserti a svolgere una funzione di servizio, diffondendo stili di vita corretti, mentre sui quotidiani prevale la drammatizzazione delle tematiche oncologiche, magari affidandosi a qualche testimonial che racconta la sua personale esperienza. Quando si parla di tumore, nel 45,7% dei casi lo si fa in modo generale, mentre quando si parla di qualche patologia specifica, a occupare le pagine sono i cosiddetti big killers, cioé il tumore della mammella, polmone, colonretto e prostata. Pochissimo spazio invece è dato agli aspetti pratici e di servizio dell’assistenza sanitaria".

In ogni caso, rilevano i medici presenti, Giampietro Gasparini, coordinatore studi clinici del Cipomo, e Giorgio Cruciani, presidente, "l’informazione ha completamente rivoluzionato il rapporto medico-paziente, che è diventato più partecipativo e consapevole. Ora le terapie oncologiche sono quasi personalizzate, e il paziente che lo sa ce n e chiede conto". Il ruolo del medico dunque, ha concluso Serafino Zucchelli, sottosegretario alla Salute, "é fondamentale perché può fare da cerniera tra i bisogni del cittadino e gli allocatori di risorse".

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