SALUTE. Poste-Farmindustria: consegna farmaci a casa. Federfarma: “Si occupino di corrispondenza”

Poste Italiane e Farmindustria hanno siglato un accordo per la consegna a domicilio di alcuni farmaci a pazienti affetti da particolari patologie, ma la Federazione dei titolari di farmacia (Federfarma) non ci sta, elenca una serie di criticità nell’applicazione dell’accordo e conclude: "Le poste si concentrino sul recapito della corrispondenza".

Quale l’oggetto del contendere? Secondo un’intesa firmata ieri da Poste e Farmindustria, si prevedono "farmaci consegnati dagli ospedali al domicilio dei pazienti su tutto il territorio nazionale. L’importante servizio è destinato ai pazienti affetti da particolari patologie che devono recarsi presso le farmacie ospedaliere per ritirare i farmaci loro necessari".

"Poste Italiane – ha detto l’Ad di Poste Massimo Sarmi – mette a disposizione la sua rete tecnologica e logistica a sostegno delle imprese e dei cittadini con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi rivolti alle persone per assicurare un effettivo beneficio agli assistiti che possono ricevere comodamente a casa i medicinali di cui hanno bisogno. L’intesa con Farmindustria prosegue su questo itinerario di collaborazione con tutte le altre associazioni di settore, con le imprese e la pubblica amministrazione per fornire anche in ambito sanitario servizi innovativi di pubblico interesse".

Di diverso parere sono i farmacisti, per i quali "l’attivazione dell’accordo tra Poste Italiane e Farmindustria per la consegna a domicilio dei farmaci acquistati dagli ospedali presenta forti dubbi di legittimità e seri rischi per il cittadino e per i conti pubblici".

Federfarma elenca le criticità. Primo: le Poste "subappaltano la consegna dei pacchi ad altri operatori. I corrieri solitamente lasciano l’avviso nella cassetta della posta, senza neanche verificare l’effettiva presenza in casa del destinatario, che è costretto a raggiungere il magazzino solitamente decentrato oppure ad attendere che il corriere ritorni. Il malato rischia di aspettare per giorni il farmaco di cui ha bisogno e di dover interrompere la terapia con tutti i rischi connessi. Nel frattempo, il pacco rimarrebbe in un magazzino, non certamente strutturato per la conservazione di farmaci delicati per patologie gravi, che richiedono frigoriferi a temperature differenziate". E a chi può chiedere informazioni il cittadino, se a consegnare la posta non è un operatore sanitario? Poi c’è il tema della privacy: eventuali portieri e vicini verrebbero informati della malattia.

E c’è il tema dei costi: chi paga? Per Federfarma, sarebbe problematico se pagasse l’industria – "l’industria produrrebbe, distribuirebbe e consegnerebbe al paziente i farmaci" – mentre se i costi fossero a carico delle Asl "la questione dovrebbe interessare la Corte dei Conti perché si spenderebbe ben più di quanto costerebbe la distribuzione tramite le farmacie". Altro punto dolente per i farmacisti è il controllo dell’efficacia dei farmaci: "I risultati terapeutici devono essere monitorati e registrati e servono alla valutazione dell’efficacia del farmaco. In base a questi dati il SSN decide se continuare a erogare il farmaco gratuitamente e a quali pazienti. Come verrebbe monitorata l’efficacia delle cure – conclude Federfarma – nel caso di consegna a domicilio di farmaci destinati al trattamento di patologie gravi?".

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