SALUTE. Prevenzione tumore utero: entro febbraio disponibile in Italia il primo vaccino

Tra i diversi tumori della donna, quello causato dal virus HPV, ovvero il papilloma virus, è probabilmente quello contro il quale la prevenzione e la ricerca hanno compiuto passi avanti.
Già oggi infatti il tumore provocato da questo virus, quello della cervice uterina, può essere prevenuto con una diagnosi precoce attraverso uno screening con il pap test.
Eppure nonostante ciò sono ancora 1000 le donne che perdono la vita ogni anno nel nostro Paese a causa di questa forma di cancro. Oggi siamo qui per rinnovare il nostro impegno nell’informazione e nella diffusione capillare dei programmi di screening che, come vedremo più avanti, presentano purtroppo una diffusione disomogenea nelle diverse zone del Paese, con un forte ritardo nelle regioni meridionali. Un impegno testimoniato anche dall’aumento delle risorse per gli screening tumorali effettuato con appositi stanziamenti nell’ultima legge finanziaria.

Entro febbraio il vaccino contro l’HPV
"Ma oggi – dichiara Livia Tirco, Ministro della Salute – siamo qui anche per annunciare con soddisfazione che l’Italia sarà il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazioni pubblica contro il virus HPV e ciò avverrà contestualmente all’immissione in commercio nel nostro Paese – la delibera dell’Aifa è attesa il prossimo 1 febbraio – di un nuovo vaccino contro il virus del papilloma umano che apre nuove prospettive per la prevenzione del carcinoma della cervice uterina.

Le informazioni scientifiche oggi disponibili ci dicono che siamo in presenza di un vaccino sicuro, ben tollerato e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di questo tumore. Questo vaccino, al pari di tutti i nuovi presidi di prevenzione, deve essere utilizzato all’interno di una strategia di offerta pubblica ispirata ai principi dell’efficienza, dell’equità di accesso e dell’uso controllato per sorvegliare attivamente gli effetti sulla popolazione esposta al vaccino".
I principali organismi tecnico scientifici – il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), che ha espresso in proposito uno specifico parere l’11 gennaio scorso, e la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) dell’AIFA – hanno indicato la necessità di intervenire – si legge dalla nota del dicastero – in via prioritaria avviando una campagna di offerta attiva e gratuita rivolta a una coorte di ragazze in età prepubere (età individuata: 12 anni) che negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione.

In Italia le dodicenni sono circa 280.000 e saranno chiamate ad una vaccinazione con una dose iniziale e due richiami entro i sei mesi dalla prima. La spesa prevista a carico del Ssn è valutata in circa 75 milioni di euro l’anno. A questa età è massimo il profilo beneficio-rischio in quanto sono pressoché assenti infezioni pregresse (il virus si trasmette infatti abitualmente per via sessuale) e ci si può attendere il raggiungimento delle più elevate coperture vaccinali. Un ulteriore sviluppo della strategia vaccinale prevede l’allargamento dell’offerta attiva ad altre coorti di donne (tra i 25 e i 26 anni), preferibilmente in concomitanza con il primo invito all’esecuzione dello screening attraverso il pap test.

L’utilizzazione di questo vaccino rappresenta un importante presidio di prevenzione che si affianca, ma non sostituisce, lo screening periodico, attualmente secondo il Ministero raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Anche perchè il vaccino attuale è attivo, come sottolineato, contro il 70% dei virus associati al carcinoma uterino: quindi, per il restante 30%, l’unica prevenzione resta il pap-test.

A tale proposito ricorda il Ministero "che il vaccino produrrà effetti sulla prevenzione del cancro della cervice tra alcuni decenni, mentre siamo in grado attualmente di ridurre drasticamente l’incidenza di questo tumore attraverso il miglioramento della strategia di prevenzione basata sullo screening.

Il vaccino, al di fuori delle vaccinazioni programmate sarà comunque disponibile a pagamento in farmacia previa prescrizione del medico, ed è indicato per le donne che non hanno ancora contratto l’infezione. Altri Paesi europei hanno reso disponibile sul mercato il vaccino, ma l’Italia è appunto il primo Paese europeo che assicurerà contestualmente la commercializzazione e la rimborsabilità, nell’ambito di un programma nazionale di vaccinazione attiva definito e programmato dal Ministero della Salute di intesa con l’Aifa".

La situazione degli screening del cancro della cervice uterina
In considerazione dell’importanza dello screening periodico contro questo tumore, è utile verificare lo stato dell’arte delle politiche di prevenzione riferite a questo particolare esame che figura tra i Livelli essenziali di assistenza prevedendo che le donne tra i 25 e i 64 anni siano invitate ad eseguire un pap test ogni 3 anni.

Nella primavera 2006 è stata condotta una rilevazione dei programmi organizzati di screening cervicale attivi in Italia nel corso del 2005. La rilevazione è stata svolta dall’Osservatorio Nazionale Screening, per conto del Ministero della Salute. Il numero di donne di 25-64 anni residenti in zone con programmi di screening attivi è salito da cinque milioni nel 1999 a 11 milioni nel 2005 (si tratta di circa due terzi dell’intera popolazione destinataria dello screening).

Solo nel 2005 sono state invitati dai programmi organizzati oltre 2 milioni e ottocentomila donne. Tuttavia sono ancora presenti notevoli differenze tra le regioni italiane. Ad esempio il Ministero ha rilevato "oltre 90% delle donne può fare affidamento sui programmi di screening nelle regioni del centro ma solo il 50% nel sud e isole. Differenze esistono anche nel comportamento delle donne che aderiscono: la partecipazione mostra una forte difformità Nord/Sud, si passa infatti dal 46,7 % del Nord al 35,6% del Centro al 27,4 % del Sud e Isole".

Lo screening del cancro della mammella
Risultati analoghi, anche se migliori, sono stati rilevati dal dicaastero per lo screening del tumore della mammella. A livello italiano si registra un notevole incremento nella diffusione dello screening mammografico fra il 2003 e il 2005 passando da una copertura del 55% a una copertura di oltre il 75%. Questo aumento ha riguardato tutta l’Italia. E’ altresì evidente come alla fine del 2005 permanga un forte squilibrio fra Nord e Centro da un lato e Sud e le Isole dall’altro. Infatti mentre nelle prime due macro zone siamo vicini a una copertura vicina la 100% al Sud e nelle Isole tale copertura raggiunge solo il 40% (anche se era solo il 10% nel 2003). Questo differenziale esiste anche nei livelli di partecipazione. Infatti nel nord e nel centro Italia abbiamo livelli di partecipazioni soddisfacenti: (66% nel Nord e 59.7% nel Centro, mentre tale valore scende al 38.5% al Sud.

Tutti questi dati sono esemplificativi di una disomogeneità più ampia tra aeree differenti del Paese e all’interno delle singole regioni che riguardano l’effettiva possibilità di godere del diritto alla salute come elemento essenziale del diritto di cittadinanza per le donne e gli uomini di questo Paese.

Il sostegno ai programmi di screening
La necessità di estendere i programmi di screening uniformante all’intero Paese e di garantire a tutte le donne la massima qualità ha portato il Parlamento a varare la legge 138/04 per il consolidamento e il miglioramento di tali programmi; a questa iniziativa legislativa si è aggiunto l’accordo Stato Regioni dell’aprile 2004 con il conseguente Piano Nazionale della Prevenzione.

Le Regioni sono attualmente impegnate all’attuazione dei progetti presentati e i finanziamenti previsto sono erogati sulla base di valutazioni dello stato di avanzamento compiute dalla Direzione della prevenzione del Ministero della Salute e dal CCM. A queste linee di attività gestite dalle Regioni sono complementari le iniziative coordinate dal Ministero e tra queste in particolare il finanziamento della ricerca applicata sugli screening. Con i fondi della legge 138/04 (annualità 2004 e 2005) sono stati finanziati nove progetti di ricerca affidati a prestigiosi centri di ricerca italiani; 6 di questi riguardano il cervicocarcinoma.

È stato anche rifinanziato lo studio NTCC (Nuove tecnologie per lo Screening del cervicocarcinoma), che analizza il possibile utilizzo del test HPV nei programmi di screening. Risultati preliminari sono stati già pubblicati e dimostrano la migliore accuratezza del test HPV rispetto al Pap-test. Nella seconda metà del 2008 saranno disponibili i dati circa l’effettiva efficacia di tale test nei programmi di screening.

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