SALUTE. Procreazione assistita, Corte europea Strasburgo accoglie ricorso di una coppia italiana

Per la prima volta la Corte europea dei diritti dell’uomo si occupa di fecondazione assistita, accogliendo il ricorso contro la legge italiana (legge 40). A presentare il ricorso contro i limiti di accesso alle tecniche, è stata una coppia di italiani (Rosetta Costa e Walter Pavan), entrambi affetti da fibrosi cistica, malattia che si trasmette in un caso su quattro ai figli. La coppia vorrebbe accedere alla fecondazione in vitro, con la possibilità di fare l’analisi embrionale reimpianto (cosa possibile in 15 paesi europei). La legge italiana, invece, riserva l’accesso alle tecniche di procreazione solo a chi è infertile. Invocando gli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i ricorrenti si considerano vittime di una discriminazione rispetto alle coppie sterili. Ora il caso sarà esaminato dalla Corte europea di Strasburgo.

Secondo l’Aduc si tratta di "una nuova dimostrazione di come la giustizia europea può essere utile ai cittadini italiani che si vedono negare i propri diritti che, vietati in Italia, sono invece patrimonio di quella cultura e normativa giuridica europea a cui l’Italia dovrebbe riferirsi in ogni momento". "Nello specifico – scrive l’Associazione dei consumatori in una nota – abbiamo l’ulteriore condanna della normativa italiana in materia di procreazione assistita, basata non su assiomi scientifici ma moralistici e ideologici". L’Aduc sottolinea l’importanza di organismi, come la Corte di Strasburgo, capaci di correggere le innumerevoli storture del nostro ordinamento".

Intanto domani il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella presenterà alla stampa, presso l’Auditorium del Ministero di Lungotevere Ripa, i dati della Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge sulla procreazione assistita.

 

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