SALUTE. Procreazione assistita, Roccella: “Nessun golpe”. Ma il caso è aperto

La fecondazione assistita continua a dividere. Dopo la denuncia dell’associazione Luca Coscioni riguardo al fatto che non potranno farvi ricorso i portatori di malattie genetiche, perché non lo prevedono le nuove linee guida del Ministero della Salute al vaglio del Consiglio superiore di sanità, sono arrivate le precisazioni del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, chiamata in causa direttamente sulla legge 40. Nonostante le pronunce di diversi tribunali che hanno messo in discussione alcuni assetti della legge, il sottosegretario ha detto che "sentenze di tribunali civili o amministrativi valgono solamente per i singoli casi esaminati e, notoriamente, non possono cambiare un testo di legge".

Sostiene Roccella: "Non c’è stato alcun golpe per la predisposizione delle linee guida della legge 40. Semplicemente, come prevede la legge, è stata inoltrata al Consiglio Superiore di Sanità la richiesta di un parere su un testo sul quale abbiamo lavorato, in assoluta trasparenza, da almeno due anni". E aggiunge che "la richiesta al CSS è stata fatta nel pieno delle funzioni dell’attuale governo, al contrario di quanto avvenne per il decreto con cui il Ministro Livia Turco licenziò il le linee guida nel 2008, che portano la data dell’11.4.2008, firmato addirittura a camere sciolte". Ribadisce che le linee guida "possono fornire solo indicazioni per l’applicazione della legge".

"La legge 40, all’art. 4, afferma che l’accesso alla PMA è ‘circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità’: le coppie portatrici di malattie genetiche possono ricorrere alla PMA solo nel caso siano infertili – afferma Roccella – Per quanto riguarda la diagnosi preimpianto, la legge prevede, per la parte sulle misure a tutela dell’embrione (art. 13), in particolare: ‘La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative’, e vieta ‘ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni’. Nelle linee guida abbiamo riportato esclusivamente alcuni passaggi del testo di legge".

La legge 40 è già stata modificata dalla Corte Costituzionale, che nel 2009 l’ha dichiarata parzialmente illegittima in particolare nella parte in cui si parla di ”un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”. La Corte ha anche dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo "nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna". Per il Sottosegretario, si tratta però dell’unico intervento che ha modificato la legge mentre "sentenze di tribunali civili o amministrativi valgono solamente per i singoli casi esaminati e, notoriamente, non possono cambiare un testo di legge". Viene respinta anche l’accusa di schedare i pazienti, considerata come "insensata, ingiustificata ed irresponsabile".

Sul tema la battaglia è però aperta e Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Coscioni, ha chiesto una mobilitazione di tutti i cittadini per impedire che le nuove linee guida vengano firmate dal Consiglio Superiore di Sanità. Ed è facile prevedere che con questo assetto tante coppie saranno costrette a rivolgersi ai tribunali.

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