SALUTE. Procreazione assistita, Tribunale Milano: norme troppo rigide

Anche il Tribunale di Milano, dopo il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, sottolinea la eccessiva rigidità delle norme sulla procreazione assistita che non favorisce le coppie e solleva una nuova eccezione di costituzionalità. Il Tribunale si è espresso in merito a due diverse cause promosse da due coppie portatrice di Beta-Talassemia e Drepanocitosi abbinata a Beta-talassemia, rispettivamente. La causa è stata sostenuta e organizzata dalle associazioni Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, Hera onlus e Sosinfertilità.

"La decisione del Tribunale di Milano – ha commentato Maria Paola Costantini, legale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato della Toscana – sottolinea ancora una volta come la legge vigente rappresenti un ostacolo alla procreazione medicalmente assistita e al diritto della donna a non subire trattamenti inutilmente invasivi e dannosi dal punta di vista psicologico. Sin dal 2004 ci stiamo battendo nelle diverse sedi giudiziarie per cercare di limitare i danni derivanti da una legge che abbiamo da subito giudicato contro i diritti dei cittadini e incostituzionale in alcuni suoi aspetti".

In particolare il Tribunale rileva: scarse possibilità di esito positivo per la rigidità delle procedure; si costringe la donna a sottoporsi a procedure reiterate e quindi con alto tasso di rischiosità e invasività; non si tiene conto dell’elevato rischio genetico di produrre embrioni malati; non si tiene conto dell’inutile spreco di embrioni con l’applicazione rigida della norma; si produce una inammissibile coazione alla cura in ordine ad un trattamento sanitario. Ancora, si sottolinea il diritto del concepito a una futura vita non connotata da limitazioni connesse a patologie genetiche.

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