SALUTE. Puglia, le malattie cardiovascolare la prima causa di morte

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte per i cittadini pugliesi. E’ quanto emerge dalla Relazione sullo stato di salute della popolazione pugliese ieri presentata presso presso l’aula magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Bari. Lo studio è stato realizzato dall’Osservatorio epidemiologico regionale, dall’Agenzia Regionale Sanitaria e dall’assessorato regionale alle politiche della salute.

In particolare, la ricerca ha rilevato un forte impatto delle patologie cardiovascolari anche in termini di morbosità, costi sociali ed assistenziali. I tumori costituiscono la seconda causa di morte. Nonostante la mortalità sia in calo la diagnosi di tumore rappresenta oltre il 30% dei decessi. Il diabete risulta tra le patologie croniche di maggior impatto socio-sanitario, soprattutto alla luce dell’evidenza che una sua corretta gestione e l’adozione di comportamenti e stili di vita sani possono ampiamente prevenire le complicanze ad esso correlate. Si è inoltre registrata una complessiva diminuzione della frequenza delle malattie infettive, negli ultimi anni.

All’incontro hanno partecipato il presidente della Regione, Nichi Vendola, il direttore scientifico dell’Oer, prof. Salvatore Barbuti, le professoresse Cinzia Germinarlo e Gabriella Serio, nonché il direttore generale dell’Arpa Puglia, prof. Giorgio Assennato. "L’epidemiologia – ha detto il professor Barbuti – è al servizio della programmazione sanitaria. I risultati della collaborazione ad ogni livello si vedono, anche grazie al lavoro silenzioso di decine di esperti in tutta la Puglia, regione ormai all’avanguardia nel campo".

"Un lavoro che ci aiuterà a discutere di sanità dal lato della domanda piuttosto che dall’offerta.". Così il presidente Vendola ha definito la relazione auspicando di ottenere uno studio simile sullo stato di salute sui luoghi di lavoro "Mi ha colpito inoltre – ha detto – la differenziazione di patologie e mortalità in tre luoghi della regione: il subappennino dauno, dove evidentemente la polverizzazione delle comunità rende difficili le cure, le grandi aree industriali intorno a Brindisi e Taranto e il Nordbarese. Per queste aree prevediamo un supplemento di indagine epidemiologica". Vendola ha concluso con un auspicio: quello di evitare la scelta obbligata "tra lo statu quo e il caos in materia di politica sanitaria: entrambi sono forme di arricchimento per corporazioni che vanno abbattute, in nome del primato della salute".

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