SALUTE. RU486, Aifa: via libera a commercializzazione. Roccella: “Impossibile aborto a domicilio”

L’Agenzia Italiana del Farmaco si riunisce oggi per dare il definitivo via libera alla commercializzazione della pillola abortiva Ru486 negli ospedali italiani. Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’Agenzia Guido Rasi in un’intervista al Giornale, "si approverà il verbale della delibera del 30 luglio senza modifiche. Poi serviranno trenta giorni per la pubblicazione in Gazzetta. A quel punto la pillola potrà essere distribuita negli ospedali". Rasi ha inoltre spiegato che "la pillola abortiva non presenta rischi dal punto di vista farmacologico e scientifico" e in tema di commercializzazione ha spiegato, nella stessa intervista: "Ne abbiamo ristretto il campo di applicazione e in Italia si potrà assumere la pillola abortiva solo entro la settima settimana. Presa entro questi tempi di gestazione non ci sono rischi quindi non c’erano motivi per non autorizzarla, considerando che comunque non potevamo farne a meno in virtù della procedura di ‘mutuo riconoscimento europeo’". L’Aifa, ha aggiunto, "ha attribuito alla pillola una classe di dispensazione ospedaliera".

Sul tema è intervenuto il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, che in una nota sottolinea come "la legge 194 sull’interruzione di gravidanza rende impossibile l’aborto a domicilio. Ci può essere compatibilità fra la normativa italiana e la Ru486 solo se l’intera procedura abortiva viene praticata in una struttura pubblica, con le garanzie sanitarie offerte dalla permanenza in ospedale. Non si tratta quindi di modalità che possano essere decise dai singoli medici, Asl o regioni, ma che devono essere uniformi sul territorio nazionale".

Prosegue Roccella: "Nel comunicato del 30 luglio in cui l’Aifa illustrava i contenuti della delibera che verrà stesa oggi, correttamente si spiegava che: "Deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza", quindi in regime di ricovero ordinario. Solo così del resto è possibile rispettare i due pareri emessi dal Consiglio Superiore di Sanità, la massima autorità nazionale in campo sanitario, che affermano che i rischi della Ru486 sono equivalenti a quelli dei metodi tradizionali solo se l’intera procedura abortiva viene completata in ospedale e che la pillola "deve essere somministrata in ospedale pubblico e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto".

ll Consiglio di Amministrazione dell’Aifa ha dunque dato mandato a Guido Rasi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Determina relativa all’autorizzazione all’immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifeprostone).

Soddisfazione è stata espressa dal sottosegretario Roccella: "Sono pienamente soddisfatta della delibera dell’Aifa che conferma i pareri del Consiglio Superiore di Sanità, e quindi la necessità del ricovero in ospedale fino a quando l’aborto non sia stato completato".

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