SALUTE. Ru486, Aduc denuncia l’Italia alla Commissione Ue

Mentre è in corso l’indagine conoscitiva del governo, l’Aduc ha inviato alla Commissione Ue una denuncia contro l’Italia per inadempienza del diritto comunitario sulla questione della commercializzazione della pillola abortiva Ru486. Una direttiva europea del 2001 – spiegano dall’associazione – prevede che un farmaco autorizzato in uno Stato membro, qualora altro Stato membro faccia altrettanta richiesta di autorizzazione, quest’ultimo debba rendere operativa la stessa entro 90 giorni. Le eccezioni sono nei casi in cui questo riconoscimento sia dimostrato che possa essere un pericolo per la salute pubblica e se nello specifico Stato sia vietato l’uso di farmaci contraccettivi e abortivi. In Italia, la summenzionata direttiva è stata attuata dal D.Lgs. 24 aprile 2006, n. 219, che ha demandato all’Aifa il rilascio delle richieste di autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci.

Gia’ dal 2007 – si legge nella denuncia – la Exelgyn Laboratoires, designando la Francia quale Stato di riferimento, ha richiesto allo Stato italiano l’autorizzazione all’immissione in commercio della pillola abortiva Ru486 (mefipristone) attraverso la procedura europea di mutuo riconoscimento. A quasi due anni da questa richiesta, il farmaco non e’ stato ancora commercializzato in Italia. Le decisioni dell’Aifa sono state ripetutamente sospese in attesa di una indagine conoscitiva parlamentare voluta dai membri del Parlamento che da sempre si oppongono al regime di legalizzazione dell’aborto. E’ del tutto evidente – speiga l’Aduc – che le prerogative e le decisioni di un organo scientifico indipendente (Aifa) sono oggi impedite da scelte politiche fondate sull’ideologia e la religione, e non sull’evidenza medico-scientifica. In violazione della legge italiana sulla interruzione volontaria di gravidanza e delle normative europee, impedito alle donne italiane di poter scegliere fra aborto chirurgico e aborto farmacologico. Per questi motivi l’Audc ha chiesto alla Commissione di voler accertare e sanzionare l’inadempimento dell’Italia della direttiva 2001/83/CE

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