SALUTE. Ru486, aspettando l’indagine parlamentare

Torna d’attualità (ammesso che ne abbia perso) la pillola abortiva. L’Agenzia del farmaco ha dato il via libera all’immissione in commercio della Ru486 il 30 luglio scorso. Il percorso non è stato immune da polemiche: critiche dagli ambienti ecclesiastici e da esponenti politici del Partito delle Libertà. Ma anche pareri favorevoli all’ingresso della pillola in Italia come quelli espressi più volte e in sedi diverse da Livia Turco (Pd) e dalla senatrice, Donatella Poretti (Radicali – Partito Democratico). Alla fine il Consiglio di Amministrazione dell’Aifa ha autorizzato, a maggioranza (quattro contro uno) l’immissione in commercio del farmaco mifepristone (Mifegyne). "La decisione assunta conclude anche in Italia quell’iter registrativo di Mutuo Riconoscimento seguito dagli altri Paesi europei in cui il farmaco è già in commercio, interrompendone l’uso off-label".

In quell’occasione l’Agenzia ha anche precisato che "a garanzia e a tutela della salute della donna, che l’utilizzo del farmaco è subordinato al rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (L. 194/78). In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)".

Sottolineando anche l’opportunità di limitare l’utilizzo del farmaco entro la settima settimana di gestazione (anziché la nona come invece avviene in gran parte d’Europa) sembrava che l’Aifa avesse espletato compiutamente il proprio ruolo "a tutela del diritto alla salute garantito dall’articolo32 della Costituzione".

E invece è bastata un’inchiesta di "Tempi" a riaccendere il dibattito. Obiettivo dell’inchiesta verificare la qualità e correttezza delle informazioni telefoniche fornite a donne in stato di gravidanza da medici, personale ospedaliero e consultori che utilizzano o hanno utilizzato la Ru486. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella ha invocato in quella occasione, e per la prima volta, la necessità di un’indagine parlamentare sul tema.

Detto fatto. Il 22 settembre scorso i gruppi parlamentari della Commissione Igiene e Sanità del Senato hanno dato parere favorevole, all’unanimità, all’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva indicando Raffaele Calabrò (PDl) e Dorina Bianchi (Pd) quali relatori della stessa. La decisione ha sollevato alcune polemiche soprattutto riguardo l’opportunità di una scelta del genere. In particolare Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ha spiegato: "Trovo bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centro-destra e trovo strumentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare". Anche Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd e Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali di Montecitorio, non hanno approvato la decisione: "La conclusione dell’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 è già scritta. E’ noto, infatti, grazie anche alla vasta esperienza di altri paesi europei, che questo farmaco può essere somministrato tranquillamente, ha spiegato la Turco. ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda e dall’Aifa”, ha dichiarato Marino. "Mi chiedo se è davvero questo il modo più corretto di utilizzare le risorse del Senato". Il via all’indagine comunque è previsto per il prossimo giovedì seppur con un relatore in meno dal momento che Dorina Bianchi ha rimesso il mandato di relatore al presidente Tommasini "alla luce della mancanza del coinvolgimento del Pd nell’individuazione dei tempi, dei contenuti e delle modalita’ di svolgimento dell’indagine conoscitiva sulla Ru486".

Anche la Poretti ha mostrato non poche perplessità sull’indagine: "Entro pochi giorni il ministero dovrebbe emanare le linee guida proprio sulla Ru486 e, forse, se a qualcosa avrebbe potuto essere utile questa audizione, sarebbe stato opportuno farla dopo l’emanazione di queste linee" spiega la senatrice che aggiunge: "tra l’altro a breve il Parlamento votera’ l’istituzione del ministero della Salute e quindi l’attuale ministro Sacconi si vedra’ sottratte le competenze in materia sanitaria… avra’ forse voluto lasciare, come atto a futura memoria, testimonianza del proprio pensiero nonche’ di quello del suo sottosegretario Eugenia Roccella?"

di Valentina Corvino

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