SALUTE. Sanit 2008. Intervista a Banderali (Univ. Milano): “Sono aumentate le mamme che allattano”

In Italia sono aumentate le mamme che allattano al seno. Ai sei mesi di età del bambino negli anni Novanta erano una su cinque mentre nei Duemila sono salite a una su due. Se c’è invece un punto di debolezza, quello riguarda una percentuale ancora un po’ bassa di allattamento al seno esclusivo: le mamme tendono a integrare troppo presto il latte materno con altre bevande, come il latte artificiale o il latte vaccino. È quanto racconta a Help Consumatori il dottor Giuseppe Banderali, Dirigente medico Clinica Pediatrica dell’Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano, intervistato al Sanit 2008 di Roma.

Qual è dunque la fotografia dell’allattamento al seno in Italia? "È una fotografia abbastanza confortante. Gli ultimi dati del nostro progetto "Puer", che abbiamo fatto partendo dall’ospedale San Paolo di Milano ma con una realtà nazionale e dunque andando a intervistare tutte le mamme italiane nel quinquennio 1995/2000, danno un 91% di mamme che allattano al seno in Italia. Si tratta del dato massimo. C’è poi una diminuzione: alla nascita le mamme italiane allattano al seno al 91%, il dato poi diminuisce mese per mese e arriva al 75% al primo mese e significativamente al 47% a sei mesi. A sei mesi, quindi, circa una mamma su due in Italia allatta al seno. Questo è il dato degli anni Duemila. Nel decennio del Novanta, invece, a sei mesi allattava al seno una mamma su cinque. Dal decennio del Novanta al decennio del Duemila, da una mamma su cinque si è passati a una mamma su due. Sono quindi aumentate le mamme che allattano al seno".

Si parla dei sei mesi, spiega Banderali, perché sono il periodo nel quale "tutti i bambini dovrebbero essere allattati al seno in maniera esclusiva cioè non prendendo nessun altro tipo di alimento. Con l’allattamento al seno esclusivo per sei mesi sono maggiori tutti i benefici sulla salute futura".

Si tratta di un fenomeno in aumento sul quale incidono evidenze scientifiche e migliori campagne informative. "L’aumento – spiega Banderali – si è notato in tutto il mondo perché rispetto agli anni Settanta, quando allattare al seno veniva quasi considerato negativamente, in questi ultimi trent’anni si sono invece messi in evidenza i benefici del latte materno. Sono aumentati moltissimo i dati scientifici che dimostrano i benefici dell’allattamento al seno sotto tutti i punti di vista, sulla prevenzione delle patologie croniche degenerative dell’adulto e dell’anziano, sui vantaggi dal punto di vista psicologico, su una migliore prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare nel lattante. Tutto questo accanto a campagne di informazioni più mirate, a una sensibilizzazione delle mamme più incentivate ad allattare al seno, a fattori culturali, di informazione e strategie. Rispetto a vent’anni fa, c’è un comportamento completamente modificato a vantaggio della promozione dell’allattamento al seno. Tutto questo ha comportato sicuramente un incremento".

Per Banderali l’aspetto critico diventa dunque l’integrazione con altre bevande. "Un aspetto negativo è quello che è ancora un po’ bassa la percentuale di allattamento al seno esclusivo – continua il medico – La mamma italiana allatta al seno ma troppe volte integra con altri alimenti o bevande. Dovrebbe invece migliorare un po’ il dato di allattamento al seno esclusivo. In Italia c’è ancora una percentuale di mamme troppo elevata che dà il latte vaccino prima del primo anno di vita, addirittura a tre o quattro mesi. Ma il latte vaccino non fa bene per il lattante e andrebbe introdotto invece dopo il primo anno di vita".

"Le strategie di promozione devono essere mantenute ad alto livello". Fra i punti di criticità, spiega Banderali, ci sono le diverse curve di crescita. I bambini allattati al seno crescono molto nei primi mesi e meno in seguito: le mamme vanno dunque sensibilizzate sul fatto che non si tratta di una carenza del loro latte ma di una diversa e specifica curva di crescita. Possono inoltre incidere "motivazioni di lavoro e professionali e motivazioni etniche", spiega il medico: "Ad esempio l’etnia cinese allatta al seno pochissimo, dopo 15 giorni quasi tutte le donne smettono perché hanno modalità di vita differenti e vanno a lavorare subito. Bisogna conoscere queste ‘sacche di allattamento al seno minore’, diciamo così, per potere promuovere l’allattamento al seno".

In molti paesi dove le condizioni di sviluppo e di igiene sono carenti, l’allattamento al seno ha inoltre un valore in più: garantisce la sopravvivenza dei bambini. "L’allattamento al seno – sottolinea Banderali – è quasi un salvavita. Dove non ci sono prodotti alternativi, il latte materno permette a milioni di bambini di superare la fase critica e poter affrontare condizioni di vita più difficili in condizioni di maggior forza".

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