SALUTE. Sanit 2008. Intervista a Di Giorgio (Aifa) sulla contraffazione dei farmaci in Italia

"L’Italia è l’unico paese in Europa che ogni 3 anni controlla le materie prime utilizzate per produrre i farmaci, quindi rispetto a questo ha un ciclo ispettivo all’avanguardia che risale ad una normativa entrata in vigore già anni fa". Lo ha spiegato Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dei farmaci dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, in occasione del convegno intitolato "Lotta alla contraffazione dei medicinali: Impact, Impact Italia e la cooperazione tra istituzioni", che si è tenuto oggi al Sanit 2008.

"Negli altri Stati – ha commentato Di Giorgio – non c’è una regolazione per i controlli sulle materie prime, né una normativa per le autorizzazioni. L’unica regola è quella della prescrizione, che però con le farmacie on line viene aggirata". Di Giorgio ha ricordato il caso di una farmacia on line che vendeva medicinali contraffatti in tutta Italia e che era stata denunciata da tutte le farmacie italiane. I controlli hanno scoperto che la farmacia non era altro che un singolo broker, cioè un soggetto che abitava vicino Roma e che non aveva alcun farmaco dentro casa. Il suo compito era quello di fare da intermediario tra il cliente e il fornitore. Cioè, attraverso il sito che aveva creato sotto forma di farmacia on line, raccoglieva le ordinazioni di farmaci, le smistava ai vari produttori, indiani o di altri paesi, con cui aveva contatti, e si occupava di far recapitare il pacco all’acquirente. In più il broker era un medico, quindi poteva aggirare l’obbligo della prescrizione, fornendone una lui, a pagamento. "Non è facile trovare questo tipo di illegalità – ha dichiarato Di Giorgio – Noi dobbiamo concentrarci molto sull’informazione e far capire al consumatore che non è solo una questione economica, ma corre grandi rischi per la sua salute".

Hc ha chiesto a Domenico Di Giorgio qualche approfondimento sul fenomeno della contraffazione in Italia.

Quali sono i canali più utilizzati in Italia per comprare farmaci contraffatti?
I canali principali in Italia sono le palestre e i centri estetici e di benessere. Alla base c’è una domanda di medicinali e altri prodotti che aumentano le prestazioni fisiche e mentali e il problema è che l’anello successivo è incontrollabile. La gente magari prova imbarazzo ad andare a comprare questo tipo di prodotti, quindi accetta volentieri l’offerta di un operatore interno alla struttura e non si rende conto dei rischi che corre. Chi vende farmaci in questo modo non si fa molti scrupoli in merito alla qualità, piuttosto che alla provenienza e chiaramente compra i prodotti da qualsiasi fornitore, pensando in primo luogo al vantaggio economico che può avere. Bisogna quindi aumentare la percezione del rischio".

E le farmacie on line? Quanto incidono in Italia?
Il commercio on line in Italia è il 2% di quello in Inghilterra, quindi ha già una dimensione molto ridotta. Se poi si considera il settore dei farmaci la percentuale si riduce ancora di più. Il problema non è ancora rilevabile quasi per nulla, ma è prevedibile che in futuro questo canale si ampli. Intanto è importante sapere che il 70% degli spam è legato al furto di dati sensibili, di informazioni sull’identità che tornano utili per proporre i prodotti, invadendo la privacy del cittadino. In più in seguito alla legge dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani che ha liberalizzato la vendita di alcuni farmaci anche nelle parafarmacie, il divieto di aprire una farmacia on line non c’è più. Mi spiego meglio: la liberalizzazione di Bersani non è stata negativa. Il problema è che nella normativa non c’è un divieto esplicito di apertura di una farmacia on line, anche se è previsto l’obbligo di un esperto e dell’assistenza. Questo è facilmente interpretabile. Inoltre in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Ue del 2003, conosciuta come Doc Morris, è stato eliminato il divieto nazionale alla vendita per corrispondenza dei medicinali, in quanto questo è stato considerato contrario al diritto comunitario per i farmaci che non hanno l’autorizzazione ad essere immessi sul mercato di un altro Stato membro. Insomma la Doc Morris ha creato un’apertura del mercato e non si può tornare indietro. Noi stiamo lavorando per andare nelle direzione della certificazione.

Quanto tempo dovrà passare prima che si arrivi ad una normativa per le autorizzazioni, magari a livello europeo?
La Commissione europea ha già presentato un documento di consultazione pubblica e 5 dei 7 punti scritti nel documento in Italia sono già previsti. L’Italia ha sicuramente una delle normative più stringenti , anche per quanto riguarda le importazioni, oltre che sulle materie prime. Inoltre le nostre autorità svolgono controlli sul posto perché tendono a non fidarsi quindi vanno a constatare materialmente. Sui tempi non si può dire molto, ma sicuramente l’Ue si sta muovendo e l’Italia non resta indietro. Nel pomeriggio sarò proprio a Strasburgo per una riunione con gli altri rappresentanti europei.

Come dovrebbe essere l’informazione da dare al consumatore?
L’Aifa ha preparato un modello di comunicazione che verrà in un primo momento diffuso a Federfarma e Farmindustria e poi verrà discusso con le associazioni dei consumatori. Con loro concorderemo quali sono le strategie giuste per far capire al consumatore i rischi che corre realmente, senza creare allarmismi, spiegando in modo chiaro e trasparente qual è la situazione e quali sono i pericoli.

a cura di Antonella Giordano

Comments are closed.