SALUTE. Screening mammografico, Salute Donna chiede al Governo un accesso omogeneo

L’accesso omogeneo allo screening mammografico deve essere una priorità dell’azione del Governo per i prossimi anni. E’ quanto chiede Salute Donna onlus, il cui Presidente Annamaria Mancuso, ha letto oggi una lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro della Salute Ferruccio Fazio. La richiesta di Salute Donna è arrivata nel corso del Forum Istituzionale sullo screening mammografico, promosso dall’Osservatorio Nazionale Screening e dal Gruppo Italiano Screening Mammografico, con il sostegno di Roche.

E la richiesta di Salute Donna è in linea con una dichiarazione firmata da alcuni parlamentari europei e discussa durante la scorsa Plenaria, che invita ogni Stato membro dell’Unione europea a introdurre, a livello nazionale, lo screening mammografico e a dotarsi di unità mammarie multidisciplinari specializzate in conformità degli orientamenti dell’Ue entro il 2016.

Il cancro al seno, il tumore femminile più diffuso, fa registrare ogni anno circa 38.000 nuovi casi, che si aggiungono alle oltre 450.000 donne che attualmente convivono con la malattia, una vera e propria "malattia sociale". Lo screening mammografico organizzato, inserito dal 2001 tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), è risorsa strategica per la diagnosi precoce e la riduzione del rischio di mortalità.

"Sono molteplici i vantaggi offerti dallo screening organizzato" – dichiara Marco Zappa, Direttore ONS – soprattutto in termini di accesso ad un percorso strutturato e codificato e di qualità della prestazione. Nel 2008 sono stati invitati a fare lo screening per il tumore del seno, della cervice e del colon retto oltre 8 milioni e mezzo di persone".

La fotografia dei programmi di screening per il tumore della mammella in Italia purtroppo non è rassicurante: circa 2 milioni e mezzo di donne ne sono escluse. Meno del 70% delle donne tra i 50 ed i 69 anni, fascia target dello screening mammografico organizzato, vengono inviate a fare la mammografia biennale, ed è soltanto la metà che aderisce all’invito. Cioè solo 1 milione e 300.000 donne, il 36% delle aventi diritto, esegue la mammografia, e ci sono grosse differenze tra Nord e Sud.

Solo nel 70% delle regioni meridionali sono attivi programmi di screening, mentre al Nord e nel Centro si registrano percentuali del 100%. Forte lo squilibrio anche in termini di adesione all’invito: nel 2008 ha aderito all’invito il 61% delle donne residenti al Nord, il 57% delle donne del Centro e solo una donna su tre (il 35%) nel Sud, un tasso ben sotto la soglia di accettabilità.

Differenze inaccettabili che mettono in discussione i principi di universalità, equità, omogeneità, su cui è basato il Servizio Sanitario Nazionale, diritti per la cui tutela Salute Donna è da sempre in prima linea. "Noi crediamo che il Governo possa e debba farsi carico del superamento di queste differenze, attivando una serie di iniziative e mettendo al centro della politica sanitaria la tutela della salute delle donne" ha dichiarato Annamaria Mancuso.

Questi sono gli impegni che Salute Donna ha chiesto al Governo: convocare i rappresentanti delle Regioni in ritardo nell’attuazione dei programmi di screening e fissare insieme a loro una road map che consenta di allinearsi alla media nazionale entro i prossimi 5 anni; far partecipare le associazioni pazienti ai tavoli di verifica dell’implementazione dello screening mammografico; sollecitare le Regioni a invitare ASL e medici di famiglia a promuovere attivamente l’accesso allo screening, informando le donne della possibilità di eseguire una mammografia ogni due anni.

 

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