SALUTE. Sesto Meeting Probiotics, Prebiotics e New foods: il punto su ricerca e innovazione

"Microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo". Sono i probiotici, secondo la definizione del Ministero della Salute, al centro del sesto meeting internazionale Probiotics, Prebiotics e new foods che si sta svolgendo a Roma presso l’Università Urbaniana. Una tre giorni in cui i "big" internazionali mettono a confronti studi e ricerche che aprono la strada a questi microrganismi alla prevenzioni di allergie, malattie infiammatorie dell’intestino e disordini alimentari.

E non solo. Tra le novità emerse vi è l’epidemia del secolo: l’obesità infantile. Alfrendo Gaurdino del Dipartimento di Pediatri dell’Università Federico II di Napoli ci ricorda come "In Italia la percentuale degli obesi a 8-9 anni è apri al 12,3% con punte nelle regioni del Sud Italia del 36%. Ci sono buone possibilità che la somministrazione di integratori a base di probiotici durante l’infanzia protegga dall’obesità in età adulta. Intervenire precocemente sul microbiota attraverso i probiotici può avere effetti positivi sul sistema immunitario e sul peso corporeo. L’assunzione di batteri favorevoli educa il sistema immune e previene stati infiammatori e anomalie del metabolismo, due condizioni strettamente legate al peso corporeo".

I benefici dei probiotici emersi da questo meeting riguardano anche il legame tra l’alimentazione e la pelle, gli sportivi. Insomma, si tratterebbe di batteri non solo nemici ma anche di aiuto alla nostra salute.

Si tratta di un mercato importante, fino a poco tempo fa sconosciuto alla popolazione e che oggi ha subito un notevole impulso grazie alla moda degli alimenti funzionali. Secondo la ricerca di mercato, ‘Mercato probiotici (2009-2014)’ pubblicato da MarketsandMarkets , si stima che il mercato globale dei probiotici sarà pari a un 32,6 miliardi dollari entro il 2014, con l’Europa e l’Asia rappresentano quasi il 42% e il 30% dei ricavi complessivi rispettivamente. In un contesto del genere diventa essenziale una corretta informazione al consumatore: "E’ importante che la comunità scientifica e la stampa sappiano comunicare al consumatore che non tutti i batteri fanno male e che è necessario ‘sporcarci di batteri buoni’ siamo sulla giusta strada della sfida del futuro per il settore.

E le aziende? I produttori comunicano al cittadino le proprietà dell’alimento probiotico anche tramite i cd claims salutistici. Come spiega la stessa Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) "Qualsiasi affermazione che figuri sull’etichetta, oppure impiegata a fini pubblicitari o commerciali, secondo la quale il consumo di un determinato alimento può essere benefico per la salute, è un’indicazione sulla salute, ad esempio l’affermazione che un prodotto alimentare può contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo oppure migliorare la capacità di apprendimento". Lo scorso luglio l’Autorità ha concluso la serie finale delle valutazioni sulle indicazioni funzionali generiche. Solo uno su cinque ha avuto il via libera dell’Efsa. E tra questi ci sono anche i probiotici. Come ha spiegato Guarino a Help Consumatori "l’Europa sta sviluppando questa idea nuova secondo la quale se si propone per uso clinico ai fini della salute di qualsiasi sostanza è necessario presentare degli studi che provino quanto si comunica. In definitiva una qualsiasi pubblicità sugli effetti benefici sulla salute di un prodotto questi devono essere dimostrati in maniera inequivocabile. Si tratta di un percorso molto lungo a cui le ditte non sono ancora abituate. L’importante è non rompere l’equilibrio tra quanto previsto dalle attività regolatorie e il lavoro della ricerca per evitare il disastro" ovvero il blocco del progresso in un settore importante come quello dei probiotici.

A cura di Silvia Biasotto

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