SALUTE. Speciale scuola: attenzione agli occhi, prevenire è meglio che curare

Settembre, il mese che segna il ritorno a scuola, è un momento importante per milioni di ragazzi e per le loro famiglie. Per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico – oltre a pensare a libri, zaini e quaderni – è opportuno riservare un po’ di attenzione allo stato fisico in generale, e in particolare, alla salute degli occhi.

"La scuola è un momento importante per i ragazzi di tutte le età, richiede impegno e anche un notevole dispendio di energie – ha spiegato il dottor Francesco Loperfido, responsabile del servizio di Oftalmologia generale presso l’Unità Operativa di Oftalmologia e Scienze della Visione dell’Ospedale San Raffaele di Milano – .Per questo vederci bene è fondamentale ed aiuta ad apprendere meglio. Leggere, scrivere, seguire le lezioni alla lavagna, sono tutte operazioni che coinvolgono il senso della vista". E se invece dovesse esserci un problema, l’importante è individuarlo in tempo.

"Monitorare la salute degli occhi aiuta a tenere sotto controllo eventuali difficoltà d’apprendimento e la loro interferenza con i risultati scolastici – ha confermato il responsabile del servizio di Oftalmologia generale del San Raffaele – poiché l’apprendimento è facilitato se entrambi gli occhi funzionano al meglio. Non vederci bene rallenta molto l’attenzione dello studente, che per sforzarsi di leggere alla lavagna o sul quaderno, si rischia di perdere le spiegazioni".

Dello stesso parere anche il prof. Silvio Maffioletti, docente del corso di Laurea in Ottica e Optometria presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e consulente della Commissione Difesa Vista: "La visione è la modalità sensoriale che fornisce la maggior quantità di stimoli al cervello e che, nel bambino, svolge un ruolo primario nello sviluppo senso-motorio, nella sua relazione con l’ambiente e nella sua crescita sociale e culturale".

Anche l’apprendimento scolastico, in particolare il complesso processo chiamato lettura, non può prescindere da una visione integra ed efficiente, ma nonostante queste premesse, l’attenzione per la salute degli occhi è ancora scarsa. Secondo i dati forniti dalla divisione di Ottica e Optometria presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, il 70% dei genitori – i primi ad arrabbiarsi se i ragazzi non portano a casa buoni voti – non ritiene necessaria la visita oculistica preventiva per i propri figli poiché, affermano, "ci vedono bene, non ci avevamo mai pensato".

Quindi è necessario giocare di anticipo e ricordareche chi vede male, studia meno e peggio. Ma come si fa a stabilire se lo studente ha problemi di vista? "Prima di tutto bisogna valutare la familiarità con i disturbi visivi: se un genitore soffre di miopia, ipermetropia e astigmatismo è probabile che anche i figli abbiano ereditato queste patologie" afferma il consulente della Commissione Difesa Vista, precisando che l’unico modo per accertarlo è "sottoporre i propri figli a controlli mirati"

Visite regolari e tempestive, infatti, permettono di evidenziare problemi comuni e molto diffusi: miopia, ipermetropia, astigmatismo e anche strabismo o disturbi più gravi come la cataratta congenita.Fondamentale la collaborazione tra scuola e famiglia: si deve creare un rapporto di collaborazione proficua che deve portare le autorità scolastiche a consigliare anche la scelta della posizione del banco rispetto alla lavagna in rapporto al problema visivo dell’alunno. Un esempio? "Bambini con strabismo o occhio pigro non devono trovarsi mai in una posizione laterale rispetto al piano della lavagna. Oppure quelli miopi è meglio che non abbiano il banco posizionato troppo lontano poiché la miopia tende ad evolvere in rapporto alla crescita del bambino", ha precisato Loperfido, aggiungendo che a volte i segnali che il bambino non vede bene sono chiarissimi: basta osservarlo mentre studia.

"La postura è fondamentale. Se avvicina troppo la testa al foglio, poi alza lo sguardo per guardare lontano, probabilmente è miope, cioè non vede bene da lontano" ha puntualizzato il consulente della Commissione Difesa Vista. In questi casi è indicativa la postura soprattutto se legge molto da vicino: il miope infatti tende a compensare il suo difetto avvicinandosi molto con la testa al libro, o al quaderno se scrive, compromettendo anche la posizione del corpo. Successivamente alzando lo sguardo verso la lavagna ha un momento di disorientamento visivo attribuibile al fatto che il cristallino deve accomodare un difetto non corretto.

"Per averne la certezza basta fare una prova molto semplice. Se sa già leggere, è sufficiente collegarsi ad una pagina del televideo e verificare la sua capacità di lettura: legge solo i titoli o anche le scritte in piccolo? E se strizza gli occhi, è la conferma che tanto bene non ci vede. Ogni sintomo, quindi, rivela un problema. Mal di testa e bruciore agli occhi, per esempio, potrebbero nascondere un disturbo di ipermetropia (vedere bene da lontano e non da vicino)", ha commentato Loperfido.

Tra i disturbi più diffusi, soprattutto verso i cinque-sei anni, va ricordata l’ambliopia, detta anche occhio pigro: si tratta di una scarsa acuità visiva in assenza di una malattia organica; un problema solitamente unilaterale, non correggibile con lenti.

"Una diagnosi precoce di questo disturbo è importante, perché i migliori risultati si ottengono praticando l’occlusione dell’occhio migliore entro i primi 10 anni di vita», stottolinea Loperfido.

In conclusione, controlli mirati garantiscono una buona salute oculare. Prima dell’inizio della scuola sarebbe opportuno verificare la capacità visiva dei ragazzi in età scolare.

"I controlli visivi dei bambini, con l’eventuale modifica della compensazione ottica, vanno effettuati ogni sei-12 mesi", ha concluso Maffioletti, ricordando che l’ultimo passo, ma non meno importante, è la scelta dell’occhiale giusto.

"Il professionista che si occupa della visione e valuta le abilità visive deve fornire, quando necessario, i mezzi ottici adatti a ripristinare e consolidare la visione nitida e singola", ha ricordato Maffioletti, dispensando qualche consiglio anche su modelli e materiali, che non vanno scelti a caso, poiché oltre a piacere esteticamente, devono essere adeguati all’anatomia del volto del bambino, che varia continuamente nel tempo e va pertanto valutata frequentemente. "E’ preferibile una montatura con ampio spazio nella parte superiore, per favorire l’osservazione verso l’alto che i bambini utilizzano spesso a causa della loro bassa statura – ha suggerito Maffioletti – inoltre è consigliabile l’utilizzo del nasello a ponte o dei naselli gemellati, per aumentare la superficie di appoggio e stabilizzare la montatura sul naso del bambino".

Infine, gli specialisti della visione nel bambino precisano che la montatura deve essere stabile e avere una scarsa deformabilità e il materiale va scelto affinché garantisca sicurezza, resistenza e stabilità. Sono quindi consigliabili montature a base di silicone oppure materiali plastici come acetato di cellulosa, poliammide, propionato di cellulosa. Oppure optare per materiali anallergici come titanio e acciaio, la cui difficile lavorazione però determina un costo più elevato del prodotto finale. Idem per le lenti, dove la scelta più azzeccata è quella di utilizzare materiali organici, che garantiscano al tempo stesso leggerezza e sicurezza, specie se dotate di un trattamento antiriflesso. Ultima indicazione, ma non meno importante è che l’occhio del bambino è sprovvisto di un’adeguata protezione naturale dai raggi ultravioletti, nocivi quando raggiungono l’occhio. "Per questo sono indicate, per i bambini, lenti in materiali che assorbono totalmente le radiazioni UV", ha concluso Maffioletti.

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