SALUTE. Tbc al Gemelli, Codacons chiede a Procura della Repubblica il sequestro del Policlinico

Il Codacons chiede il sequestro del Policlinico Gemelli. Sul caso del contagio da Tbc che si è verificato nell’ospedale negli scorsi mesi, l’associazione interviene di nuovo e denuncia che sono risultati positivi al test anche bimbi che non sono passati in neonatologia, dove lavorava l’infermiera poi risultata malata, ma anche nei reparti di pediatria e nei cosiddetti nidini.

Il Codacons, si legge in una nota, ha depositato oggi alla Procura della Repubblica di Roma una formale richiesta di sequestro del Policlinico Gemelli, ai sensi dell’art. 321 c.p.p. Al centro della richiesta dell’associazione ci sono "alcuni clamorosi casi di contagio che vedono coinvolti bambini nati presso il nosocomio, ma che non sono mai transitati per il reparto di neonatologia".

Si legge nel testo della richiesta: "Ci si riferisce in particolar modo ad una circostanza recentemente portata all’attenzione delle querelanti: esistono casi di bambini nati al Gemelli, che sono risultati positivi ai test per il contagio da Tbc, ma che non sono mai stati nel nido del reparto di neonatologia. Tale circostanza – che può essere confermata dai genitori – può portare ad una duplice conclusione: o l’infermiera in questione non ha svolto servizio solo nel nido del prefato reparto, o vi sono altri e ulteriori possibili veicoli di trasmissione, ancora presenti all’interno del reparto stesso".

L’associazione fa riferimento a un bimbo, nato il 12 giugno al Gemelli, il quale, a quanto riferisce il padre, non è mai andato nel reparto neonatale ma è stato durante i tre giorni di permanenza nel policlinico, nei cosiddetti nidini, risultando però al test Tbc; e a un altro bimbo, nato il 14 giugno che, alla nascita, presentava depressione cardiorespiratoria, ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva Pediatrica, poi trasferito il 15 giugno in Pediatria, reparto dal cui è stato dimesso il 25 giugno, senza mai transitare presso il nido di neonatologia. Il bambino, a seguito di esami effettuati il 20 settembre, è risultato positivo al test del quantiferon.

Afferma il Codacons: "L’esistenza di questi due casi, che si aggiungono ai casi di positività successiva alla data di sospensione dal servizio dall’infermiera, non può che condurre ad un superamento dell’aprioristico convincimento che, isolata l’infermiera, i degenti del reparto di neonatologia e pediatria non corrano più rischi di contagio. Vi sono a parere della scrivente tutti gli estremi perché il PM incaricato disponga il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. della struttura ospedaliera, almeno fino a quando non si siano effettuati controlli nei locali e visite a tutto il personale medico e infermieristico o almeno il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. dei reparti dove sono transitati i neonati (neonatologia, sala operatoria, sale parto, nido e nidini), almeno fino a quando non si siano effettuati controlli nei locali e visite a tutto il personale medico e infermieristico ivi operante".

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