SALUTE. Tbc al Gemelli, Tar Lazio: il test va esteso ad altri bimbi

Il test per verificare la positività alla Tbc va fatta a tutti i bimbi nati nell’ospedale Gemelli durante il periodo di permanenza dell’infermiera, poi risultata malata, nel reparto di neonatologia. È quanto disposto dal Tar del Lazio, che ha accolto la richiesta del Codacons di estendere i controlli sui bimbi nati presso il policlinico a tutto il periodo in cui l’infermiera malata ha prestato servizio a contatto con i neonati. La decisione è motivata dal fatto che la malattia "può insorgere e manifestarsi anche con sintomi non evidenti" e dunque la decisione di limitare i test (finora sono stati controllati solo i bimbi nati da gennaio 2011) non è motivata "alla luce del principio di precauzione e di prevenzione e tutela della salute".

È quanto scrive nell’ordinanza la terza sezione quater del Tar presieduta da Bruno Amoroso. Si legge infatti: "Le conoscenze mediche acquisite agli atti di causa, attestano che la malattia Tbc può insorgere e manifestarsi anche con sintomi non evidenti, come stanchezza e inappetenza, con conseguenza incertezza della data di insorgenza della malattia nella infermiera presunta causa della diffusione dei germi; preso atto del ritrovamento di numerosi casi di bambini, nati nel corso anche del 2010 in quel reparto, risultati positivi al test Tbc; la predetta limitazione del periodo dei test volontari ai bambini nati nel reparto al predetto periodo con esclusione di tutto il periodo di permanenza della infermiera nel reparto e senza procedere a ritroso dal 1.1.2011 fino alla assenza di risultanze di casi di positività al test stesso, non appare adeguatamente motivato anche alla luce del principio di precauzione e di prevenzione e tutela della salute".

"Siamo soddisfatti per la decisione del Tar, che ha mostrato sensibilità annullando una decisione abnorme e incomprensibile degli organi tecnici della Regione Lazio": sono le parole con le quali il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha accolto la notizia. L’associazione si è battuta da subito perché le verifiche e i test venissero fatti su tutti i bambini nati nel reparto durante la permanenza dell’infermiera. Anche perché i casi di bimbi risultati positivi al test della tbc, ma non ricompresi nei controlli effettuati, ci sono.

Una ventina di giorni fa, durante una conferenza stampa indetta dall’associazione per denunciare quello che ha definito lo "scandalo sanitario più grave degli ultimi 20 anni", il papà di un bimbo nato al Gemelli l’8 dicembre 2010 ha detto che il figlio è risultato positivo al test. E due settimane fa, lo stesso Codacons ha reso noto di aver ricevuto proprio una coppia di genitori il cui figlio, nato al Gemelli il 21 maggio del 2010, è risultato positivo ai controlli. Le analisi – hanno spiegato i genitori – sono state effettuate privatamente, non rientrando il bimbo nel periodo indicato per i controlli gratuiti.

Così Rienzi commenta la decisione del Tar: "Nello specifico, i giudici hanno riconosciuto il danno grave ed irreparabile insito nei ritardati accertamenti sui bimbi nati nel 2010, ritardi che a lungo termine potrebbero addirittura annullare gli effetti positivi di una profilassi. Ora abbiamo chiesto alla Asl di fornire tutti gli atti relativi a procedimenti e sanzioni nei confronti del Gemelli e di altri ospedali per carenze nei controlli periodici del personale".

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