SALUTE. Tbc al Gemelli di Roma, oggi si insedia Commissione d’indagine

Si insedia oggi pomeriggio – con riunione a porte chiuse – la Commissione d’indagine sanitaria, epidemiologica ed amministrativa istituita con decreto della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, in relazione al caso dei neonati risultati positivi alla tbc in seguito al contatto con un’infermiera malata che lavorava presso l’ospedale Gemelli. Sulla vicenda piomba oggi una denuncia pesante del Codacons: l’infermiera, afferma l’associazione, lavorava nel reparto neonatale da due anni e mezzo e sembra che il marito fosse malato. Afferma il Codacons: "Il marito dell’infermiera avrebbe avuto la Tbc nel 2004 e desta sconcerto che il Gemelli non abbia fatto le visite periodiche obbligatorie alla dipendente ogni anno, visto che sarebbe bastata una radiografia per verificare la presenza del morbo".

"E’ sconcertante – ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi – che non siano state controllate anche le centinaia di mamme che hanno allattato nello stesso nido dove si trovavano i neonati e come loro a contatto con il morbo".

L’associazione annuncia di aver concluso la propria indagine e di aver accertato "che l’infermiera da due anni e mezzo era nel reparto neonatale, e siccome la consulenza resa al Codacons dal prof. Emilio De Lipsis ha attestato che il bacillo ha una incubazione di oltre 10 anni (e pare impossibile che nessuno in tanti anni se ne sia accorto) l’associazione ha chiesto alla presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, di far identificare tutti, bambini e adulti, che negli ultimi due anni e mezzo (ma anche prima negli altri reparti) hanno avuto contatto con essa (purtroppo si tratta di migliaia di persone) e controllare la loro eventuale positività alla malattia".

Codacons e associazione Articolo 32 annunciano di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica nel quale si costituiscono come parte offesa, chiedono di agire contro l’ospedale e di sequestrare i dati sulle presenze in reparto degli ultimi tre anni. L’associazione chiede inoltre alla Regione "di rendere pubbliche le generalità dell’ infermiera, e si dichiara pronto a fornire tali generalità a chi documenterà di averne effettiva necessità per essere stato nel reparto negli ultimi due anni e mezzo".

Solo pochi giorni fa, il Garante privacy ha invece aperto un’istruttoria perché sui media sono stati dati troppi dettagli sull’identità dell’infermiera, con il nome della donna, l’iniziale del cognome e l’età. "Il diritto-dovere dei giornalisti di informare sugli sviluppi della vicenda – afferma il Garante – di sicura rilevanza per l’opinione pubblica, considerato l’elevato numero di neonati e di famiglie coinvolte, deve essere comunque bilanciato con il rispetto delle persone".

Sulla presunta malattia del marito dell’infermiera, è arrivata a stretto giro la smentita del Policlinico Gemelli, che afferma in una nota: "La Direzione del Policlinico universitario dichiara che non è mai giunta né da parte della dipendente, cui è stata diagnosticata Tbc, né da parte delle autorità sanitarie competenti segnalazione di patologia tubercolotica, di cui sarebbe stato affetto un familiare dell’infermiera".

Prosegue il Policlinico: "Tutti gli altri aspetti relativi alla vicenda saranno chiariti nelle opportune sedi con le quali il Policlinico Gemelli sta collaborando fattivamente, fornendo i necessari chiarimenti che di volta in volta vengono richiesti. La Direzione del Policlinico dichiara altresì che massima è stata l’attivazione della struttura sin dall’insorgenza del problema".

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