SALUTE. Tbc al Gemelli, indagati in 7. Codacons contro Regione: insufficiente documentazione al Tar

Sono 7 le persone indagate dalla Procura di Roma in relazione al caso dell’infermiera del policlinico Gemelli affetta da Tbc. Per tutti – medici e almeno due impiegati – i reati ipotizzati sono epidemia colposa e lesioni colpose. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, inoltre, in sei anni l’infermiera non sarebbe mai stata visitata. Sono gli ultimi sviluppi della vicenda che ha coinvolto il Gemelli di Roma e oltre un centinaio di bimbi risultati positivi al test della Tbc.

La notizia sullo sviluppo delle indagini arriva all’indomani del comunicato con il quale l’ospedale ha annunciato la costituzione di una commissione di esperti internazionali, chiamati ad approfondire il caso. "Ai fini di accertare e valutare sistematicamente nella loro complessità tutti gli elementi correlati all’infezione tubercolare rilevata nel reparto di Neonatologia, il Policlinico "A. Gemelli" – informa l’ospedale – ha istituito un’apposita Commissione di esperti di fama internazionale sulla prevenzione, diagnosi, terapia e controllo della malattia. I lavori della Commissione, che incominceranno subito, hanno lo scopo sia di approfondire scientificamente problemi e aspetti, conosciuti o emergenti, relativi all’epidemiologia della tubercolosi, in particolare in ambito neonatale, sia di analizzare le connesse procedure assistenziali".

Nel frattempo continua la battaglia intrapresa dal Codacons contro la Regione Lazio. L’associazione ha infatti denunciato come "assolutamente insoddisfacente" la documentazione depositata dalla Regione al Tar del Lazio dopo che il Tribunale Amministrativo, accogliendo il ricorso del Codacons, aveva ordinato all’ente di produrre le carte utili sulla vicenda della tbc.

La Regione, denuncia il Codacons, si sarebbe limitata a depositare al Tar solo "un verbale del tavolo di coordinamento del 2 settembre 2011, uno stralcio del Sistema Informativo delle Malattie Infettive (SIMI) approvato dalla Giunta Regionale nel 1993 e 2 delle 54 pagine di una pubblicazione recante Guidelines for the Investigations of Contacts of Persons with Infectious Tubercolosis del Department of Health and Human Serrvices del 2005. Alcune pagine dei documenti prodotti, inoltre, risultano stranamente mancanti". Da questa lista non c’è traccia, argomenta il Codacons, "degli atti relativi all’istituzione del tavolo di coordinamento; dei verbali delle sedute operative; del verbale di sopralluogo nei locali del reparto di neonatologia dell’1 agosto 2011; dei verbali delle sedute del Tavolo e della Commissione durante le quali si è deciso di non estendere il periodo dei controlli".

"La parziale e assolutamente carente produzione di atti – afferma il Codacons -rende difficoltosa la difesa delle famiglie dei bambini coinvolti nel caso, e rischia di gettare ombre su una eventuale volontà della Regione di nascondere l’operato dell’amministrazione. Per tale motivo siamo costretti a rivolgerci alla Procura, ritenendo grave sia nei confronti dei cittadini che dello stesso Tar il comportamento dell’amministrazione regionale".

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