SALUTE. Terapia del dolore: Cittadinanzattiva presenta gli otto diritti della Carta

Otto diritti per non soffrire inutilmente. E’ stata presentata oggi la Carta dei diritti contro il dolore inutile, promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. La Carta si propone di migliorare la conoscenza del dolore e promuovere sempre di più la prevenzione, il controllo e il trattamento dello stesso; i diritti in essa illustrati si ispirano a quanto previsto dal Codice Deontologico Medico Italiano e, in particolare, a quanto previsto dall’art. 3 ("Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana"), oltre che da diverse dichiarazioni e documenti internazionali.

"La necessità di definire in una Carta i diritti inviolabili degli individui che soffrono nasce dalla consapevolezza dello scarso livello di attenzione ed informazione che persiste ancora nel nostro Paese riguardo al sintomo dolore", afferma Francesca Moccia, responsabile campagne di informazione e tutela del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Le difficoltà di accesso alla terapia del dolore riguardano due fronti: quello più diffuso della cura del dolore nei pazienti terminali di cancro, per i quali si segnalano passi in avanti, seppur con difficoltà burocratiche, e quello, contraddistinto da notevoli e maggiori problemi, dei malati cronici. I pazienti affetti da Parkinson, Alzheimer, patologie autoimmuni, slerodermia, paratetraplegia, artride reumatoide, cefalea, sono tra quelli che più di frequente segnalano il mancato accesso alla terapia del dolore e la scarsa informazione sul diritto a non soffrire.

Le organizzazioni di tutela delle malattie croniche rilevano l’esiguità dei medici di medicina generale e specialisti che hanno ritirato il ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci oppiacei e segnalano la scarsità di informazione ai pazienti innanzitutto sul fatto che si possa fare qualcosa contro la sofferenza Inoltre, il recente rapporto realizzato da Cittadinanzattiva su un campione consistente di centri di Assistenza domiciliare oncologica evidenzia che l’8% dei cittadini lamenta difficoltà nell’accesso ai farmaci oppioidi a causa della indisponibilità del ricettario da parte del medico prescrittore (27%), per errori nella compilazione della ricetta (20%) o per indisponibilità del farmaco in farmacia (53%), e solo nel 54% delle realtà monitorate l’équipe ha, al suo interno, un componente che si informa regolarmente sulla persistenza o meno del dolore.

"Il sintomo dolore è sottovalutato per diversi motivi, di ordine culturale e organizzativo -continua Moccia. Da una parte si ritiene che esso sia un evento naturale connesso alla malattia e spesso connotato di significati simbolici e religiosi, e per di più la valutazione e cura del sintomo prevede che al centro del sistema di cura sia messo il paziente e non il medico. Dall’altra parte, giocano a sfavore del paziente le carenze organizzative del nostro sistema, come la mancanza di operatori sanitari correttamente formati alla gestione del dolore e la scarsa diffusione di protocolli sulla terapia del dolore e sull’uso di analgesici, in particolare di analgesici oppioidi".

La nuova legge sulla droga complica ulteriormente le cose e dilata la burocrazia. Diversi i problemi connessi alla legge Fini-Giovanardi, come sottolinea la Società italiana di cure palliative, di cui si tiene in questi giorni il XIII Congresso. Chi trasporta oppiacei anti-dolore, con le nuove norme in materia di droga, in teoria può essere inquisito se non riesce a dimostrare l’utilizzo terapeutico delle sostanze. Questi farmaci, inoltre, devono essere prescritti su un particolare ricettario a ricalco in triplice copia e una delle copie deve essere custodita dal paziente come "giustificativo". I farmaci devono essere registrati in un registro di entrata ed uscita, firmato in ogni pagina da un responsabile dell’Asl e farmacista e paziente devono conservare per due anni copia della stessa. Chi fosse trovato inottemperante alla normativa, deve sborsare fino a 28 mila euro e rischia una reclusione da 8 a 20 anni.

"Tutti elementi – dice Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva – che burocratizzano ulteriormente l’accesso alla terapia del dolore e rendono davvero insostenibile la sofferenza dei malati di cancro e dei pazienti cronici. Per questo chiediamo una sostanziale modifica della legge sulla droga affinché non entri in contrasto con il diritto dei pazienti a non soffrire inutilmente e a non essere additati come tossicodipendenti".

Questi gli otto diritti contenuti nella Carta:

  • Diritto a non soffrire inutilmente. Ciascun individuo ha diritto a vedere alleviata la propria sofferenza nella maniera più efficace e tempestiva possibile.
  • Diritto al riconoscimento del dolore. Tutti gli individui hanno diritto ad essere ascoltati e creduti quando riferiscono del loro dolore.
  • Diritto di accesso alla terapia del dolore. Ciascun individuo ha diritto ad accedere alle cure necessarie per alleviare il proprio dolore .
  • Diritto ad un’assistenza qualificata. Ciascun individuo ha diritto a ricevere assistenza al dolore, nel rispetto dei più recenti e validati standard di qualità.
  • Diritto ad un’assistenza continua. Ogni persona ha diritto a vedere alleviata la propria sofferenza con continuità e assiduità, in tutte le fasi della malattia.
  • Diritto ad una scelta libera e informata. Ogni persona ha diritto a partecipare attivamente alle decisioni sulla gestione del proprio dolore.
  • Diritto del bambino, dell’anziano e dei soggetti che "non hanno voce". I bambini, gli anziani e i soggetti che "non hanno voce" hanno lo stesso diritto a non provare dolore inutile.
  • Diritto a non provare dolore durante gli esami diagnostici invasivi e non. Chiunque debba sottoporsi ad esami diagnostici invasivi deve essere trattato in maniera da prevenire eventi dolorosi.

Cittadinanzattiva chiede che l’Italia si adegui agli standard europei attraverso l’adozione di una serie di politiche concrete per la lotta al dolore. In particolare propone di:

  • modificare la legge sulla droga affinchè non entri in contrasto con il diritto dei pazienti a non soffrire inutilmente;
  • inserire la terapia del dolore nei Livelli essenziali di assistenza;
  • certificare operatori, reparti o aziende che dimostrino impegno ed attenzione concreti per la terapia del dolore;
  • considerare la presenza di strutture e servizi di terapia del dolore come un elemento discriminante ai fini dell’accreditamento per il Servizio sanitario nazionale;
  • prevedere centri e servizi per la terapia del dolore in età pediatrica;
  • inserire obbligatoriamente nel percorso formativo di medici e infermieri un corso base sulla terapia del dolore;
  • promuovere e sostenere attività di formazione e aggiornamento per gli operatori, rendendole obbligatorie, in particolare, per i medici di medicina generale e alcune aree specialistiche (oncologia, ortopedia, reumatologia, ecc.);
  • applicare in tutti gli ospedali italiani le linee guida di "Ospedale senza dolore" [2], allo scopo di inserire obbligatoriamente, nelle cartelle cliniche, la rilevazione del dolore sofferto;
  • realizzare campagne di informazione per i cittadini.

 

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