SALUTE. Trapianti: Bruxelles adotta una Comunicazione e propone carta europea donatore

BRUXELLES. Circa dieci persone in attesa di trapianto muoiono ogni giorno in Europa. Una mortalità che raggiunge fino al 30% per i pazienti che aspettano un cuore, un rene, un polmone. Per sostenere la donazione di organi e migliorare la cooperazione tra gli stati la Commissione europea suggerisce di istituire una carta europea dei donatore di organi, di creare in ogni ospedale la figura di coordinatore per i trapianti di organi e di favorire il ricorso ai donatori viventi.

Nella Comunicazione adottata oggi, l’Esecutivo Comunitario presenta delle proposte per migliorare la disponibilità degli organi, come la creazione della funzione di coordinatore dei trapianti di organi negli ospedali e l’aumento del ricorso ai donatori vivi. Bruxelles intende inoltre incoraggiare lo scambio di consulenze tra gli Stati membri. "Migliaia di vite vengono salvate ogni anno grazie al trapianto di organi. E tuttavia, un numero ancora maggiore potrebbe essere salvato se potessimo contrastare la mancanza di organi che c’è in molti paesi europei", ha spiegato il commissario per la Salute Markos Kypriano. Nella situazione attuale, a fronte di un continuo aumento dei trapianti di organi, sussistono numerosi ostacoli come la penuria dei donatori o le norme di qualità e di sicurezza divergenti.

Punto di partenza della Comunicazione, un’indagine Eurobarometro pubblicata oggi dalla quale emerge che otto europei su dieci sono favorevoli a questa carta (6,6 in Italia), ma che solo il 12% ne possiede una. Qui l’Italia con un 13% si colloca al di sopra della media. Dallo stessa indagine emerge che il 56% degli europei e’ disposto a far dono dei propri organi dopo la sua morte.

La situazione è molto diversa da paese a paese, la Spagna presenta il maggior numero di donatori 34 per ogni milione di abitanti, record negativo invece in Romania, solo 0,5 donatori per ogni milione. La percentuale si eleva al 77% tra quelli che hanno discusso della questione in famiglia.

L’Italia non supera il 45%, mentre tra gli altri paesi si va da un minimo del 29% in Lettonia ad un massimo dell’81% in Svezia. Per quanto riguarda la possibilita’ di donare organi di un congiunto dopo la sua morte, Eurobarometro registra un 54%, con un aumento di 8 punti rispetto alla precedente rilevazione del 2002. In Italia non si supera il 39% a fronte di un minimo del 35% in Austria ed un massimo del 74% in Svezia.

In prospettiva, si profila una direttiva europea che fissi delle norme minime di qualità e di sicurezza per i doni di organi. Il trapianto resta un’operazione molto complessa disciplinata da leggi nazionali. Un anno fa Bruxelles lanciò una vasta consultazione pubblica per evidenziare i problemi da affrontare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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