SALUTE. Un europeo su 4 soffre di disturbi mentali. Parlamento Ue propone programmi ad hoc

Una persona su 4 in Europa soffre di problemi di salute mentale almeno una volta nella vita e sono ancora più numerosi quelli che ne subiscono gli effetti indiretti. Si stima che la cattiva salute mentale pesi sul Pil degli Stati membri per il 3-4%, per un totale di 436 miliardi di costi per l’Unione europea. Le cause maggiori dei costi sociali dei problemi mentali sono l’assenza sistematica dal lavoro, l’incapacità di lavorare e il prepensionamento.

Domani il Parlamento Ue, in seduta Plenaria, discuterà la relazione dell’eurodeputata Evangelia Tzambazi, che chiede di adottare una legge che sancisca i principi e gli obiettivi fondamentali per questa materia. Innanzitutto la relazione chiede di promuovere la salute mentale, la lotta alla stigmatizzazione e l’esclusione sociale, il sostegno e il trattamento adeguato alle persone affette da problemi mentali, alle loro famiglie e alle persone che se ne prendono cura.

I deputati chiedono l’adozione immediata della nuova direttiva contro la discriminazione fuori dall’ambito lavorativo al fine di proteggere efficacemente le persone con problemi di salute mentale e invitano la Commissione a mantenere la proposta di una strategia europea sulla salute mentale e il benessere quale obiettivo a lungo termine.

Sono necessarie poi campagne di informazione e attività di riabilitazione perché "destigmatizzare la malattia mentale significa abbandonare l’uso di pratiche invasive e inumane come anche le pratiche basate sull’approccio detentivo".

I deputati affrontano anche il problema del suicidio che "resta una causa significativa di morte prematura in Europa", con più di 50.000 decessi l’anno nell’Ue. In nove casi su dieci il suicidio è preceduto dalla comparsa di disturbi mentali, spesso la depressione. Gli Stati membri dovrebbero predisporre programmi transettoriali per la prevenzione del suicidio, soprattutto fra i giovani e gli adolescenti, "che promuovano uno stile di vita sano, riducano fattori di rischio quali un accesso facile ai farmaci, alle droghe e alle sostanze chimiche pericolose, e l’abuso di alcol".

Si possono attuare anche corsi di formazione specifica per i medici di base e per gli operatori dei servizi psichiatrici in tema di prevenzione e trattamento dei disturbi depressivi, per il riconoscimento del rischio di suicidio e la modalità di gestirlo. La relazione invita gli Stati membri a promuovere lo studio delle condizioni lavorative "che possono favorire l’insorgere di disturbi psichici, segnatamente fra le donne", sostenendo corsi specifici di formazione professionale per le persone con problemi di salute mentale, per agevolarne l’integrazione nel mercato del lavoro.

Si invitano infine i datori di lavoro a adottare programmi di promozione della salute emotiva e mentale dei loro lavoratori, "a fornire opzioni di sostegno improntate sulla riservatezza e la non stigmatizzazione, e ad introdurre politiche di lotta al bullismo".

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