SALUTE. Un marchio DOC per il tessile made in Europa: al via la petizione a Bruxelles

I prodotti tessili e le calzature devono poter disporre di una sorta di DOC, di un marchio che tuteli consumatori e aziende e che garantisca che essi sono prodotti di qualità, privi di sostanze nocive per la salute e per l’ambiente. La richiesta è contenuta nel testo della petizione "per la trasparenza, tracciabilità, composizione ed origine dei prodotti del settore tessile e calzaturiero", che l’Associazione delle Comunità Tessili Europee (ACTE), firmerà oggi a Bruxelles e che presenterà alla Commissione europea e ai 27 Stati membri Ue entro la fine dell’anno.

"Attraverso questa petizione – ha spiegato a Help Consumatori Fabio Giovagnoli, Segretario Esecutivo ACTE – chiediamo che in sede europea vengano adottate una serie di misure per certificare la qualità, la composizione e l’origine dei prodotti del sistema moda europeo, soprattutto per i prodotti di importazione: dai tessili, all’abbigliamento, dal cuoio e alle calzature". In primo luogo, ha proseguito Giovagnoli, "la petizione chiede che la Commissione si adoperi per far istituire negli Stati Membri un sistema di sorveglianza nazionale per la valutazione dei rischi della salute. Chiediamo poi che l’esecutivo comunitario estenda a tutti gli Stati Membri UE la creazione di specifiche banche dati nazionali per raccogliere e monitorare le sostanze utilizzate nei processi produttivi dei settori della filiera del sistema moda.

Infine, con l’obiettivo di garantire la trasparenza ed il diritto di informazione ai cittadini europei, nella Petizione si domanda che la Commissione Europea promuova la sperimentazione di un processo teso a garantire la rintracciabilità dei prodotti della filiera Tessile Abbigliamento Cuoio e Calzature destinati al consumo in base ai requisiti di salubrità e sicurezza".

La petizione sarà approvata formalmente oggi nel corso di una riunione a Bruxelles tra la Federazione sindacale europea tessili e l’Acte, l’Associazione che dal 1991 raggruppa oltre 70 amministrazioni pubbliche locali di Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Belgio, Inghilterra e Grecia.

Attraverso la petizione, l’ Associazione delle Comunità Tessili Europeechiede agli Stati Membri Europei di finalizzare il percorso di approvazione della proposta di Regolamento comunitario sull’etichetta di origine, obbligatoria almeno sui prodotti importati nel mercato interno EU. La richiesta è contenuta in una proposta di Regolamento (COM(2005) 661) che la Commissione UE ha presentato nel dicembre 2005 al Consiglio Ue.

Per far fronte poi al problema dell’ingresso di merci illegalio non registrate all’interno del mercato europeo, l’Acte chiede che gli Stati membri europei intensifichino i propri controlli doganali e che istituiscano specifici osservatori nazionali, in grado di monitorare le reazioni avverse da prodotti tessili e le dermatiti da contatto, in grado di favorire lo scambio di informazioni, studi e ricerche a livello UE.

Città tessili e sindacati manifestano la propria preoccupazione circa i rischi per la salute dei lavoratori e dei consumatori europei, derivanti dalla possibile presenza di sostanze pericolose in alcuni prodotti di abbigliamento e calzature, importati da paesi nei quali sono minori le restrizioni normative (e quindi il controllo sulla sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente, del prodotto finale), oppure prodotti con tecnologie non appropriate che favoriscono il rilascio di sostanze chimiche in particolari situazioni.

Giovagnoli rileva some solo "meno di un mese fa, il 20 Agosto, è arrivato dalla Nuova Zelanda un nuovo allarme sui prodotti tessili made in Cina: a seguito di un controllo a campione effettuato su abiti per bambini, sono stati infatti rilevate quantità di formaldeide (un potente battericida nocivo per la salute umana) superiori 900 volte al limite consentito".

Il tema della sicurezza dei prodotti tessili non è regolato in modo sistematicoe completo nè a livello europeo (attraverso la direttiva Direttiva 2001/95/CE) nè a livello nazionale: le leggi cogenti sono solo generiche e di scarsa utilità applicativa; i marchi privati che le affiancano sono a carattere volontario e con impatto limitato.

La valutazione dei rischi legati all’esposizione della cute a sostanze tossiche, cancerogene, presenti nei prodotti tessili è stata oggetto di numerose ricerche a livello internazionale senza aver ancora permesso di definire correlazioni dimostrabili scientificamente con le patologie croniche.

La settimana scorsa il ministro dello Sviluppo economico,Pier Luigi Bersani, era volato a Strasburgo per convincere gli Europarlamentari a firmare la petizione a sostegno della Dichiarazione scritta sul «made in». L’obiettivo finale è l’approvazione del regolamento "relativo all’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi", (ad esclusione dei prodotti della pesca e dei prodotti alimentari), tra cui tessile, abbigliamento, gioielleria, calzature, arredamento, pelli, cuoio e pelletteria, ceramica e spazzole

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