SALUTE. Una Carta per tutelare i piccoli pazienti

"I bambini e gli adolescenti hanno diritto ad avere sempre la migliore qualità delle
cure. A tale fine deve essere garantita loro una assistenza globale attraverso la costruzione di una rete organizzativa che integri ospedale e servizi territoriali, con il coinvolgimento dei pediatri di famiglia". Questo è soltanto uno, il primo, dei 10 diritti elencati nella Carta dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in Ospedale, scritta da Fondazione ABIO Italia Onlus, Associazione per il Bambino in Ospedale, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria. Il documento fa riferimento alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 e si ispira alla Carta di EACH del 1988: a 20 anni dalla sua stesura, ABIO ha inteso riprendere i punti della Carta, adattandoli all’attuale situazione italiana in base anche alla sua trentennale esperienza di volontariato presso gli ospedali. Il 6 marzo 2008 la Carta dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in Ospedale è stata presentata a Milano ed oggi, 10 giugno, viene presentata a Roma e il volto di questa campagna di sensibilizzazione è quello di Beppe Severgnini, che ha prestato la sua immagine per lo spot Tv, per lo spot radio e per un’illustrazione, che caratterizza la pagina pubblicitaria e tutti i materiali promozionali. Importanti collaborazioni a questa campagna sono arrivate da agenzie di comunicazione, radio e altri enti e sono state a titolo completamente gratuito. Il Patrocinio è del Ministero della Salute, del Ministero della Solidarietà Sociale, del Ministero delle Politiche per la Famiglia, con il sostegno del Presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia.

"Alcuni dei diritti esposti nella Carta si danno ormai per scontati – si legge in una nota di Beppe Severgnini – è impensabile che un genitore o una persona di fiducia, non sia accanto al bambino in ospedale. Ma non c’è solo questo. C’è il diritto ad essere ricoverati in un reparto di pediatria, insieme ad altri ragazzi. Il diritto ad avere una stanza giochi per i più piccoli. Il diritto a ricevere assistenza medica, ovviamente; ma anche psicologica, scolastica, culturale (sono ormai molti, infatti, i giovani pazienti stranieri)". L’intento del documento, dunque, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul tema del diritto alla salute dei più piccoli, per garantire loro la qualità delle cure e per tutelare il loro equilibrio in un momento delicato come la permanenza in ospedale attraverso i diritti più elementari.

"Da 30 anni ABIO diffonde la cultura dei bambini malati e delle loro famiglie in reparti e servizi pediatrici" ha dichiarato Vittorio Carnelli, Presidente di Fondazione ABIO Italia Onlus. "Dai primi passi a Milano, ABIO si è diffusa a macchia d’olio in ben 190 reparti pediatrici sul territorio nazionale. I più importanti segreti del suo successo sono la formazione e la qualificazione dei volontari che hanno scelto di prendersi cura del bambino malato indipendentemente dalla patologia. ABIO – ha concluso Carnelli – è diventata quindi un tassello importante della competenza multidisciplinare che ruota attorno al bambino malato e alla sua famiglia per garantire quell’assistenza globale che è la caratteristica più saliente delle cure pediatriche". La ABIO è stata fondata a Milano nel 1978 per promuovere l’umanizzazione dell’ospedale e, attraverso le attività delle Associazioni ABIO locali e dei loro 4.500 volontari, offre un valido e costante supporto ai bambini e alle loro famiglie.

"Quando mi è stato chiesto se volevo affiancare l’ABIO in questa campagna – ha dichiarato Severgnini – non ho avuto dubbi. La Carta dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in Ospedale non è un gioco. E’ una novità che tutti – ospedali, medici, infermieri, volontari, famiglie – devono capire e utilizzare. Un documento studiato per la realtà italiana. Uno strumento per aiutare una società civile che voglia essere degna di questo nome". Insomma la Carta garantisce ai più piccoli il diritto ad avere cure di qualità, un’assistenza continua, la compagnia di genitori o persone di fiducia, la disponibilità di figure e strutture specializzate, l’informazione riguardo la diagnosi e le possibili terapie, la possibilità di giocare e studiare in un ambiente adeguatamente strutturato e arredato.

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