SALUTE. Università di Pisa, un prelievo di sangue per valutare il rischio di infarto e ictus

Un semplice esame del sangue potrà fornire importanti indicazioni sui rischi legati all’infarto e all’ictus, in particolare nei soggetti con età inferiore a 60 anni. È questo il risultato di alcuni studi condotti, a partire dal 1998, in collaborazione tra il dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Pisa e l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa.La ricerca si basa sulla determinazione dell’attività dell’enzima gamma-glutamiltransferasi (GGT) nel siero. Ottenibile con un test di laboratorio a basso costo, sensibile e accurato, il livello di attività GGT viene utilizzato -secondo gli studiosi – correntemente come indice di disfunzione epatobiliare e di abuso di alcol. Per la prima volta nel 1999, i professori Alfonso Pompella e Aldo Paolicchi del dipartimento di Patologia sperimentale evidenziarono che l’enzima GGT è presente anche nelle placche aterosclerotiche, ossia nelle porzioni di parete arteriosa che si ammalano in corso di cardiopatia.

Studi condotti in seguito su una casistica di pazienti con cardiopatia ischemica accertata con esame coronarografico dai dottori Michele Emdin e Claudio Passino, ricercatori al CNR pisano, dimostrarono che il rischio di morte cardiaca e infarto miocardico predetto dai livelli di GGT sierica erano del tutto indipendenti dalla presenza di malattie epatiche e dal consumo di alcol, che anzi esercitava un’azione protettiva. Le ricerche proseguono tuttora in stretta collaborazione fra le due strutture e ci sono ora indizi che la GGT sierica sia in grado essa stessa di infiltrare la parete arteriosa e di contribuire all’aggravarsi delle lesioni responsabili dell’infarto miocardico, dell’ictus cerebrale e della morte cardiaca.

I risultati delle ricerche pisane sono stati oggetto di pubblicazione sulle principali riviste di patologia e cardiologia nel periodo 1999-2005, e sono stati ora confermati da uno studio epidemiologico austriaco su larga scala pubblicato dalla rivista statunitense "Circulation", la più prestigiosa del settore. La sperimentazione austriaca è stata condotta su dati raccolti negli anni dal 1985 al 2001, relativi a quasi 164.000 volontari del "Vorarlberg Health Monitoring and Promotion Program", un programma di monitoraggio dei fattori di rischio per malattie croniche.

Lo studio ha riconosciuto un rischio cardiovascolare aumentato di 1,5 volte nei soggetti con GGT elevata di entrambi i sessi, rischio salito a 2 volte nei soggetti con età inferiore a 60 anni. In sostanza, questi dati confermano un impatto diagnostico su eventi fatali collegati con cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco e stroke ischemico ed emorragico.
Lo stesso studio austriaco riconosce la paternità italiana della scoperta, che viene ora annunciata alla più ampia comunità scientifica. Le premesse scientifiche del lavoro pisano e i meccanismi molecolari che sono probabilmente alla base di questo importante fenomeno sono discussi nell’Editoriale pubblicato nell’ultimo numero della rivista "Circulation", a firma di Emdin, Pompella e Paolicchi.

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