SALUTE. Viaggio attorno il “Pianeta Sanità”. Indagine Istat

Il 61,3% delle persone di 14 anni e più ha riferito di stare "bene" o "molto bene", a fronte del 6,7% che ha invece dichiarato di stare "male" o "molto male. Le donne si sentono peggio (8,3% contro 5,1%) e lo svantaggio femminile si accentua fra le anziane, anche a causa della maggiore diffusione di patologie croniche. Questi alcuni dei risultati dell’indagine Istat condotta su un campione di 60mila famiglie, presentata questa mattina a Roma, con cui l’Istituto ha rilevato presso i cittadini informazioni sullo stato di salute, il ricorso ai principali servizi sanitari, alcuni fattori di rischio per la salute e i comportamenti di prevenzione.

Le malattie croniche più diffuse tra la popolazione sono: l’artrosi/artrite (18,3%) l’ipertensione arteriosa (13,6%), le malattie allergiche (10,7%). Le donne riferiscono di essere affette soprattutto da: artrosi/artrite (21,8% contro 14,6%), osteoporosi (9,2% contro l’1,1%) e cefalea (10,5% contro il 4,7%). Quote più elevate per gli uomini si osservano invece per la bronchite cronica/ enfisema (4,8% contro 4,2%) e per l’infarto (2,4% contro 1,1%).

Le persone con disabilità sono 2 milioni 600 mila, tuttavia la disabilità risulta significativamente in declino (4,7%) rispetto a 10 anni fa (5,7%) anche tra la popolazione anziana (18,8% contro 21,7%). La disabilità è più diffusa tra le donne (6,1% contro 3,3% degli uomini). Le persone confinate nell’abitazione sono 1 milione 130 mila (2,1%); tra le persone anziane tale percentuale raggiunge l’8,7%. Il 3,0% della popolazione di 6 anni e più presenta invece limitazioni nello svolgimento delle indispensabili attività di cura personali. Le difficoltà nella sfera della comunicazione (incapacità di vedere, sentire o parlare) coinvolgono oltre 500 mila persone di 6 anni e più (1,1%). Il 52,7% delle persone disabili presenta più tipi di disabilità. La famiglia è il soggetto che generalmente prende in carico la persona disabile. Il 10,3% delle famiglie ha almeno un componente con problemi di disabilità.

Il Sud e le Isole presentano tassi più elevati per le patologie croniche "gravi"e la disabilità. Si supera la percentuale del 14% dei cronici gravi contro il 12,4% del Nord-ovest e il 12,6% del Nordest. Per la disabilità nelle Isole si arriva al 6,2% e nel Sud al 5,8% contro il 4,1% del Nord-ovest e il 4,0% del Nord-est. Particolarmente critica la situazione delle donne anziane nel Sud, tra le quali la percentuale di disabili sfiora il 30% contro il 19,5% delle coetanee nel Nord Italia.

Sono le persone di status sociale basso a presentare peggiori condizioni di salute, sia in termini di salute percepita, che di morbosità cronica o di disabilità. La quota delle persone che dichiarano di stare male o molto male è molto più elevata tra quanti hanno conseguito al massimo la licenza elementare (16,7%) rispetto ai laureati e diplomati (2,5%). Soffrono di una patologia cronica grave l’8,2%% delle persone con laurea o diploma e il 32,5% di quanti hanno al massimo la licenza elementare. Tra le persone con basso titolo di studio la quota di disabili raggiunge
complessivamente il 13,7% contro il 5,7% della popolazione di 25 anni e più.

L’Italia è ai livelli più bassi in Europa per l’obesità degli adulti, ma la quota di obesi è in
crescita: sono 4 milioni e 700 mila le persone adulte obese in Italia, con un incremento di circa il
9% rispetto a cinque anni fa. Le stime riferite al 2005 evidenziano che il 52,6% della popolazione
di 18 anni e più è in condizione di normopeso, il 34,2% è in sovrappeso, il 9,8% è obeso ed il
restante 3,4% è sottopeso. Sono di più le persone obese nel Sud e negli strati di popolazione con
basso status sociale. Netta è la relazione tra basso livello di istruzione ed eccesso ponderale: tra gli adulti con titolo di studio medio-alto la percentuale degli obesi si attesta intorno al 5% mentre
triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare (15,8%).

I fumatori in Italia sono 10 milioni e 925 mila, pari al 21,7% della popolazione di 14 anni e più. Sono il 27,5% dei maschi e il 16,3% delle femmine. Gli adolescenti e i giovani iniziano a fumare più precocemente di cinque anni fa, il 7,8% dei giovani di 14-24 anni ha iniziato a fumare prima dei 14 anni. Rispetto al 1999-2000 la quota di quanti iniziano a fumare prima dei 14 anni aumenta solo per i maschi (+60%). Per entrambi i sessi, sale invece la quota di giovani di 18-24 anni che riferisce di avere iniziato a fumare tra i 14 e i 17 anni, passando dal 57,8% nel 1999-2000 al 65,6% con un incremento del 13,5%. In Italia il 21,6% della popolazione di 14 anni e più è ex fumatore, il 29,2% degli uomini e il 14,5% delle donne. La strada principale per smettere di fumare è l’autodeterminazione: ben il 93,8% degli ex-fumatori riferisce di avere smesso da solo. Oltre il 50% degli ex-fumatori ha smesso di fumare da oltre 10 anni e il 18,8% da 2-5 anni. Si smette intorno ai 40 anni; la decisione di smettere di fumare matura mediamente dopo 22 anni di abitudine.

Nelle quattro settimane precedenti l’intervista sono state effettuate 31 milioni e 213 mila visite mediche, con una media di 1,9 visite a persona. Il numero di visite effettuate è aumentato, negli ultimi cinque anni, del 16,7% (pari a 4 milioni e 478 mila prestazioni) e ha riguardato soprattutto gli ultra settantacinquenni (+36,7%). Il numero di visite generiche è cresciuto del 20,5% e quello delle specialistiche del 10,5%. L’incremento complessivo delle visite si verifica in più della metà dei casi per ripetizione di ricette, in 917 mila casi per malattia e 895 mila per controllo dello stato di salute. Tra le visite specialistiche sono più numerose le visite odontoiatriche (26,9%), seguite da quelle ortopediche (11,4%), oculistiche (10,8%) e cardiologiche (9,5%). L’incremento maggiore rispetto al 1999-2000 si registra per le visite urologiche (+35,4%), le cardiologiche (+34,3%), le geriatriche (+33,0%) e le dietologiche (+32,8%).

Il 57% delle visite specialistiche è pagato interamente dalle famiglie. Se non si considerano le visite odontoiatriche si arriva a circa il 48%. Marche e Umbria si distinguono per le quote più alte di visite a pagamento; le più basse percentuali si registrano invece in Sardegna e in Sicilia. Si ricorre a visite e ad accertamenti specialistici a pagamento soprattutto per la fiducia nel medico o nella struttura di riferimento (71,5% e 55,0% rispettivamente). Anche per il ricorso nelle strutture pubbliche la fiducia è il motivo prevalente (53% per visite e accertamenti specialistici).

È pari a 2 milioni 191 mila il numero dei ricoveri ospedalieri nel trimestre precedente la
rilevazione. Le persone ricoverate sono il 3,2% della popolazione, la durata media dei ricoveri si
stabilizza sui 7 giorni. Rispetto agli ultimi cinque anni diminuiscono i ricoveri (-18,7%) e le
persone che si ricoverano (-17,2%). Il ricorso ai servizi ospedalieri cresce con l’aumentare dell’età fino a raggiungere il 7,8% nella popolazione di 80 anni e più. Solo il 5% dei ricoveri è a carico delle famiglie.

Un terzo della popolazione è soddisfatto del Servizio Sanitario Pubblico, il 43,4% dà una
valutazione intermedia, il 17,2% esprime insoddisfazione.

La figura professionale verso la quale in Italia si ha maggiore fiducia è il medico di famiglia (64,3%), seguito dal medico specialista privato (32,1%) e dal medico ospedaliero (13,3%). Per prendere decisioni importanti sulla salute ci si rivolge infatti prevalentemente al medico di famiglia (65,8%). Il ricorso al medico di famiglia è più frequente tra gli anziani.

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