SAN ITA’. Denuncia immigrati, Cittadinanzattiva lancia appello: “La salute non ha passaporto”

È in gioco una scelta di civiltà perché "la salute non ha passaporto". È questo il tema dell’appello che chiede di annullare l’emendamento al ddl con il quale si prevede la denuncia degli immigrati irregolari da parte dei medici che forniscono loro assistenza sanitaria. Il testo dell’appello, appena lanciato da Cittadinanzattiva e aperto alle adesioni, chiede dunque "che la Camera dei Deputati faccia tesoro delle osservazioni, delle perplessità e delle critiche sollevate dalla società civile" nei confronti del testo, di sopprimere la modifica e di ristabilire il testo originario. L’appello sottolinea che "è in gioco una scelta di civiltà". E continua: "Seguiremo, dunque, con molta attenzione i lavori parlamentari. Non escludiamo di adottare azioni concrete o simboliche a supporto di questo nostro impegno. Tra queste la possibilità di assistenza legale per tutti quegli operatori che fossero stigmatizzati o, addirittura, perseguiti per non aver denunciato gli immigrati. In casi estremi, ci mettiamo a disposizione dei soggetti discriminati per valutare le condizioni e l’opportunità di un ricorso alla Corte Costituzionale per un giudizio sulla norma".

Nell’appello il lungo elenco delle ragioni contrarie al ddl del Governo. La norma infatti:

  • nega il fondamentale diritto alla salute delle persone che deve essere garantito a prescindere da ogni altro tipo di considerazione, coerentemente con l’articolo 32 della nostra Costituzione;
  • crea non solo una sanità di serie A e una di serie B, ma anche una sanità di ‘polizia’ dove i medici, violando anche il codice deontologico, dovrebbero denunciare gli immigrati tradendo il rapporto di fiducia medico-paziente;
  • scarica sui servizi socio/sanitari responsabilità che attengono agli organi di polizia o agli accordi fatti (e non rispettati) tra il nostro paese e i paesi di provenienza;
  • introduce un pericoloso precedente in tema di diritti civili e di privacy perché rende "superabile" il segreto professionale in un settore così delicato come la salute;
  • impedendo la cura degli immigrati irregolari, espone tutti i cittadini ai rischi di malattie trasmissibili (perché non gestite e non prevenute), aumentando l’insicurezza e con costi in prospettiva molto più alti;
  • non tiene conto dei pareri dei presidenti delle Regioni che hanno competenza in tema di servizi sanitari.
  • espone al gravissimo rischio di sviluppo di una "sanità ombra" – che in alcuni casi potrebbe essere gestita dalla criminalità organizzata – i cui utenti potrebbero rappresentare un inesauribile serbatoio di ‘manovali del crimine’;
  • non risolverà il problema della presenza degli immigrati irregolari, ma scaverà un solco profondo tra i popoli, aumentando a dismisura tensioni sociali e disuguaglianze;
  • rischia di dividere il paese dove crescono le reazioni critiche (provenienti da tante organizzazioni civiche come Medici senza Frontiere, dai sindacati dei medici e da organi di stampa come Famiglia Cristiana).

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