SANIT 2009. I consumi degli italiani: poca frutta e verdura e niente legumi

Gli italiani mangiano poca frutta e poca verdura, soprattutto da giovani; ma i veri nemici delle nostre tavole sono i legumi. Per tutte le età il consumo giornaliero di legumi è inferiore alla quantità minima consigliata. La carne, invece, la fa da padrone in tutte le case degli italiani: addirittura si superano i 65 grammi al giorno di carne rossa fresca e conservata, il limite indicato per prevenire le malattie al colon.

Questo è il quadro dei consumi delle famiglie italiane, secondo un’indagine condotta dall’Inran, l’Istituto nazionale per la ricerca degli alimenti e la nutrizione. L’indagine, presentata nella giornata di ieri al Sanit in corso a Roma presso il Palazzo dei Congressi, è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.300 famiglie, per un totale di 3.325 soggetti di tutte le età. L’Italia è stata divisa in 4 aree geografiche e l’indagine è durata esattamente un anno, dal 2005 al 2006, così da avere un quadro stagionale completo.

Ogni famiglia o single ha "ospitato" un osservatore scelto per 3 giorni, durante i quali questa persona ha registrato tutti i consumi di alimenti, bevande e medicinali scrivendoli su un diario. Il diario è stato diviso in 6 momenti di consumo; le famiglie avevano a disposizione un atlante fotografico in cui erano illustrate le porzioni standard previste dalle tabelle di misurazioni casalinghe. Alla fine del monitoraggio, ogni "osservatore" ha inserito i dati dei diari in un software centralizzato che li ha resi direttamente disponibili.

Dunque ecco la sintesi dei consumi alimentari degli italiani. Una media di 100 grammi di carne al giorno, senza considerare le "mangiate" di Pasqua e Natale; poca frutta, poca verdura e quasi nessun legume. Colazioni sempre più rare e sempre più pasti fuori casa, con cibi sempre più sofisticati con uno scarso apporto nutrizionale, un basso potere saziante e un alto contenuto di grassi. E tante bottiglie di acqua minerale: l’Italia si conferma tra i paesi con il consumo di acqua minerale altissimo. E’ poi aumentato, soprattutto negli anni recenti, il consumo di soft drink.

"Purtroppo l’industria alimentare ci propone, saggiamente per lei, alimenti che non nutrono oppure molecole e consistenze che non riusciamo a digerire – ha dichiarato il Prof. Carlo Cannella, Presidente dell’Inran – E spesso noi neanche lo sappiamo perché non ce lo dicono. Per questo mi auguro che la scienza alimentare passi da essere cenerentola a prima donna, soprattutto tra i medici. Io sono rimasto sconcertato – ha aggiunto Cannella – quando ho sentito che il Ministro dell’Istruzione voleva affidare l’educazione alimentare ai professori di educazione fisica. Spero che gli educatori che il Ministro propone di introdurre il prossimo anno, siano scelti tra le persone e non tra le liste elettorali".

Il Presidente dell’Inran ha quindi messo l’accento sulla formazione degli educatori, perché con una buona educazione alimentare si possono prevenire le malattie e i disturbi alimentari.

"Fare prevenzione è molto complicato – ha spiegato il Prof. dell’Università "La Sapienza" di Roma, Luigi Maria Donini – e bisogna avere le idee chiare. Spesso, ad esempio, si tratta il problema dell’obesità senza toccare le reali cause e così il paziente esce dalla porta ed entra dalla finestra. Bisogna diminuire i fattori di rischio ed aumentare quelli protettivi. E soprattutto bisogna evitare il Dieting, che è quel continuo mettersi a dieta. Questo – ha concluso Donini – è il miglior modo per aumentare di peso e incorrere in disturbi alimentari, perché il continuo circuito inibizione- disinibizione crea stress e non è sano".

di Antonella Giordano

 

 

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