SANITA’. A Milano un piano Asl contro le attese in pronto soccorso per bebè e mamme

L’Asl Città di Milano ha presentato oggi un piano per dar vita a una rete di servizi per facilitare la vita della mamma e del bambino, peraltro già operativo da oltre un anno in via sperimentale presso gli ospedali Mangiagalli, Buzzi e Macedonio Melloni. Il progetto di integrazione ospedale/territorio, segue più binari: da una parte la sperimentazione per snellire le procedure per la presa in carico dei bebè da parte dei pediatri milanesi, con un servizio attivo nei tre sportelli nascita attualmente operativi in città – negli ospedali Buzzi, Mangiagalli, dove nascono oltre 3330 bambini l’anno – e, più di recente, nella clinica Macedonio Melloni.

"Questo progetto rappresenta la punta di diamante e l’obiettivo è quello di affrontare le criticità che sono state osservate anche a livello nazionale. Due le priorità del progetto: lotta dura ai ricoveri impropri – che da un monitoraggio risultano essere il doppio rispetto a quelli registrati negli altri Paesi europei – ai tempi di attesa e agli ingorghi che spesso si creano nei pronto soccorsi pediatrici", ha dichiarato a Help Consumatori Maria Enrica Bettinelli, responsabile del progetto "Asl amica del bambino".

E per spiegare cosa si intende per tempi di attesa lunghi, viene citata l’esperienza di uno degli ospedali dove vedono la luce gran parte dei bambini nati nel capoluogo lombardo, ovvero il Buzzi. Di solito, nel pronto soccorso di questa struttura i tempi di attesa per i codici più leggeri si limitano in genere a una media non inferiore agli 80 minuti, ma possono anche sfiorare picchi di sei ore nei momenti di massima emergenza.

L’Asl Città di Milano ha deciso quindi di monitorare il fenomeno e dall’analisi è emerso che la fascia di età in cui si registra un’alta concentrazione di accessi ai Pronto soccorsi è proprio quella che va da zero a sei anni, che rappresenta evidentemente una fase critica, in cui la mamma è più soggetta ad ansie e preoccupazioni per la salute del proprio piccolo.

"Proprio da questa osservazione è nata l’idea di sperimentare un servizio di supporto che avesse l’effetto di svuotare il pronto soccorso, anche se purtroppo abbiamo avuto modo di osservare che molti genitori non si iscrivono, poiché ignorano l’esistenza di questo servizio", continua Bettinelli, precisando che al momento risultano essere iscritti in totale non oltre 2410 cittadini.

Infine, poiché tra i nuovi nati milanesi almeno uno su quattro ha genitori di origine straniera, i mediatori culturali provvederanno in tempi brevi a comunicare l’esistenza del nuovo servizio anche alle famiglie immigrate.

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