SANITA’. Audit Cittadinanzattiva sul Lazio: bene gli ospedali, emergenza assistenza domiciliare

Le eccellenze convivono con l’inefficienza. La sanità è basata quasi esclusivamente sugli ospedali, che rappresentano il punto di forza del Sistema sanitario nazionale, ma al di fuori di questi cittadini e pazienti sono persi, perché il territorio è la cenerentola del sistema, e l’assistenza domiciliare integrata rappresenta "una chimera". È la fotografia della sanità del Lazio scattata dal II Rapporto Audit civico del Lazio, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione con la Regione Lazio, presentato oggi a Roma. Ne emerge "una sanità basata quasi totalmente sugli ospedali, con un territorio non in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e ai compiti affidatigli dai piani sanitari nazionale e regionale".

Sono state analizzate 111 strutture sanitarie, in particolare 29 ospedali, 18 distretti, 34 poliambulatori, 18 centri per la salute mentale e 12 SerT, per un totale di 20 aziende di riferimento tra ASL, Aziende Ospedaliere e IRCSS.

"Il quadro che ne emerge – rileva Cittadinanzattiva – è di una sanità regionale che vede convivere eccellenze accanto all’inefficienza, non solo confrontando diverse realtà, ma anche all’interno di una stessa azienda, con enormi differenze a seconda di dove si risieda".

"Il fattore "accesso alle prestazioni" registra l’indice più elevato nell’edizione 2010 di Audit, sebbene anche in questo caso si registrino enormi variazioni passando di realtà in realtà. A fronte di questo, comunque, i cittadini si trovano molto spesso a non ricevere adeguate informazioni per poter usufruire al meglio dei servizi. Quello che ne emerge è quindi un servizio sanitario regionale fortemente incentrato sugli ospedali, con i cittadini che, una volta usciti dal nosocomio, avvertono un senso di profonda solitudine".

Anello debole del sistema sono le cure primarie, con punte particolarmente preoccupanti per quanto riguarda Centri per la Salute Mentale e Servizi Territoriali per le Tossicodipendenze. Cenerentola della sanità laziale è l’assistenza sul territorio, e il cittadino si trova molto spesso di fronte ad una vera e propria sindrome dell’abbandono quando passa dall’ospedale al territorio.

L’assistenza ospedaliera rappresenta invece il punto di forza del SSR. L’analisi delle 29 strutture prese in considerazione conferma come gli ospedali rappresentino la "prima donna" della sanità laziale. Sebbene il risultato registrato sia buono, restano delle enormi differenze tra ospedale e ospedale, e spesso anche tra reparto e reparto.

"Dai dati del nostro rapporto emerge che la vera emergenza nella regione è l’assistenza domiciliare – commenta Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva – ad oggi è garantita in minima parte solo nei giorni feriali, mentre nei giorni festivi e prefestivi l’unico riparo è l’ospedale" e così nel caso di un’emergenza "le possibilità che si hanno sono due: andare al Pronto Soccorso chiamando un’ambulanza oppure ricorrere ad alternative onerose pagando la prestazione".

"Quello che chiediamo con urgenza alla Regione – sostiene Scaramuzza – è di strutturare un’assistenza domiciliare 7 giorni su 7. Ciò significa evitare non solo ricoveri impropri, ma alleggerire le famiglie da un onere economico ed assistenziale pesantissimo, oltre che fornire un’adeguata e doverosa assistenza sanitaria. Tutte le Giunte che si sono susseguite negli ultimi quindici anni hanno sempre annunciato un rafforzamento della sanità territoriale, ma alla fine sono rimaste sempre solo promesse con qualche piccola eccezione".

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