SANITA’. Cassazione: “Stress del personale non giustifica chiusura reparto psichiatrico”

Lo stress cronico del personale sanitario non giustifica la chiusura di un reparto psichiatrico. Lo ha deciso la Corte di Cassazione (Sezione Lavoro n. 2639 del 7 febbraio 2007), chiamata a pronunciarsi sul licenziamento del responsabile del Presidio Ospedaliero di Latina, per la sospensione di 24 ore del servizio di psichiatria della struttura. Secondo la Suprema Corte il pericolo di esaurimento da stress cronico (altrimenti detto "burn out"), non può costituire l'esimente del provvedimento adottato, essendo possibili misure alternative.

 

Il responsabile dell'ospedale aveva infatti deciso la chiusura di 24 ore del reparto psichiatrico, con sospensione delle accettazioni e dismissione dei pazienti, ritenendo il personale sanitario a rischio stress. L'azienda non ha accolto le sue giustificazioni, riferite alle gravi carenze organizzative del reparto e lo ha licenziato. Il Tribunale di Latina era stato poi chiamato a pronunciarsi sul licenziamento, decidendo per la reintegrazione sul posto di lavoro. La Corte d'Appello di Roma ha invece ritenuto legittimo il licenziamento, in quanto "nessun elemento consentiva di ritenere la sussistenza di una situazione di affaticamento del personale così prolungata da divenire assolutamente intollerabile". "In ogni caso – ha affermato la Corte – anche di fronte al rischio di "burn out" cui era esposto il personale medico e paramedico, il responsabile del Servizio avrebbe dovuto adottare possibili misure alternative alla chiusura del reparto".

 

La Suprema Corte ha confermato la decisione presa in secondo grado di giudizio, affermando che sospendere le accettazioni, dimettere i pazienti e chiudere il reparto, anche solo per 24 ore, rappresentava, per il tipo di servizio reso (a pazienti psichiatrici) un provvedimento estremo, non giustificabile dalle pur oggettive condizioni di difficoltà e di disagio del personale.

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