SANITA’. Cittadinanzattiva, Pit Salute: umanizzazione indietro tutta

Dietro i numeri ci sono sempre le storie concrete di pazienti che si sentono abbandonati a se stessi e si scontrano con la difficoltà di accesso a cure e servizi e con una scarsa "umanizzazione delle cure". "Cittadini al primo posto", si chiama il XII Rapporto Pit Salute presentato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, forse proprio perché i cittadini non si sentono al primo posto quando si incontrano o si scontrano con il sistema sanitario. Il che significa una sanità diversa di regione in regione, un aumento dei costi a carico dei cittadini, una sempre minore attenzione alla "umanizzazione delle cure" scelta come uno dei temi portanti. La fotografia del rapporto fra cittadini e servizio sanitario è restituita da oltre 25 mila segnalazioni che denunciano soprattutto presunte malpractice, difficoltà nelle invalidità civili, liste di attesa lunghissime. Al fondo, denuncia Pit Salute, c’è il fatto che "i cittadini si sentono troppo spesso presi poco in considerazione, ascoltati con disattenzione o trattati con mancanza di rispetto, con l’effetto di vedersi abbandonati e lasciati a loro stessi". E fra gli ambiti nei quali si denuncia una "carenza di umanizzazione" i cittadini segnalano soprattutto i pediatri (31,8%), seguiti dai medici di medicina generale (25,4%) e dalla riabilitazione ambulatoriale (21%).

Carenze di comunicazione e di informazione finiscono per spiegare anche parte delle segnalazioni legate alla malpractice, al primo posto fra le lamentele dei cittadini: in quasi un caso su cinque (18%) le segnalazioni riguardano presunti errori medici o diagnostici. I sospetti errori segnalati sono interventi nel 53% dei casi, seguiti al 26% da diagnosi errate. Sette le aree specialistiche più segnalate dai cittadini: ortopedia, oncologia, ginecologia e ostetricia, chirurgia generale e oculistica, odontoiatria, emergenza e pronto soccorso. In maggioranza i cittadini vogliono raccontare l’accaduto ed evitare che si ripeta, mentre solo il 28% richiede una specifica consulenza medico-legale per una eventuale azione legale. La risposta fornita in questo secondo gruppo è, per il 31% dei casi, un parere favorevole alla esperibilità dell’azione legale, mentre per il 44% si risolve in un parere negativo talvolta motivato soprattutto da una documentazione incompleta. Perché i cittadini pensano a malpratice? Spesso proprio per difficoltà nella relazione con gli operatori sanitari – scarsa comunicazione, consenso non del tutto informato, carenza di umanizzazione – e per una "cattiva gestione del malato".

Ci sono poi i tagli ai servizi e dunque tutte le denunce che riguardano la riduzione dei posti letto, delle ore di assistenza domiciliare, le liste di attesa e le difficoltà nelle pratiche sull’invalidità civile, l’aumento delle segnalazioni nel settore della salute mentale e delle malattie rare.

Uno degli aspetti con il maggiore tasso di crescita, rileva Pit Salute, è il settore dell’invalidità civile (9,9%) nel quale i cittadini denunciano ritardi nella procedura di riconoscimento (40%) specialmente per malati oncologici, pazienti affetti da patologia cronica e degenerativa, anziani, disabili, malati rari. Un 20% segnala problemi che riguardano la procedura di rivedibilità.

Continuano a rappresentare un problema le liste di attesa (6,7% delle segnalazioni) individuate come criticità da moltissime regioni. Il Rapporto elabora anche una classifica dei temi più sentiti a livello regionale. E le liste di attesa figurano al primo posto in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Marche, Umbria. I presunti errori medici sono segnalati come primo problema soprattutto nelle regioni del Nord (Lombardia, Liguria, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Veneto), nel Lazio e in Toscana. I tempi di attesa per prestazioni diagnostiche, specialistiche e interventi possono raggiungere livelli record: 720 giorni per una ecocolordoppler, 420 giorni per una mammografia, 390 giorni per una visita cardiologica, 270 giorni per una visita senologica, 1080 giorni (tre anni) per una protesi al ginocchio o all’anca.

Ne emerge una sanità con grandi differenze fra i sistemi sanitari regionali, che non riguardano solo l’impatto storico delle carenze strutturali nord-sud o quello recente dei piani di rientro ma coinvolgono più in generale l’impatto del federalismo in sanità. A questo si aggiungono i costi crescenti a carico dei cittadini, come ad esempio la necessità di rivolgersi a privati e a una intramoenia che diventa scelta obbligata.

"Secondo me è il sistema che va riformato: serve un intervento legislativo": questo il commento di Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del SSN, che nel suo intervento alla presentazione del Rapporto ha sottolineato l’esigenza di uno strumento di valutazione, Agenzia o Authority, che sia dotato di piena indipendenza, soffermandosi inoltre sulla necessità di criteri medici e non politici nella valutazione dell’operato di direttori generali e primari. All’incontro è intervenuto il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che parlando del sistema sanitario ha commentato: "Noi abbiamo un sistema universalistico spalmato su 21 regioni. Teoricamente non può esistere un sistema migliore. Ma abbiamo grandissime disomogeneità. Le regioni con una buona sanità sono virtuose anche dal punto di vista economico. Non è vero che ci vogliono più soldi per far andare meglio la sanità".

 

di Sabrina Bergamini

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