SANITA’. Cittadinanzattiva-TDM: peggiora l’assistenza domiciliare

La terapia del dolore e il sostegno psicologico sono un optional e aumentano i costi a carico delle famiglie, che devono integrare con servizi a pagamento quello che non ricevono in assistenza domiciliare. Vittima dei tagli alle Asl, l’assistenza domiciliare in Italia è in peggioramento. Diminuiscono le ore, il servizio è discontinuo o viene sospeso, la qualità è più carente, frutto anche del taglio dei budget e dei piani di rientro. Questa la fotografia restituita dal II Rapporto sull’assistenza domiciliare di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che viene presentato oggi pomeriggio in Commissione Salute delle Regioni.

I disagi più forti si ripercuotono su adulti con grave disabilità, malati cronici, anziani appena dimessi dall’ospedale e bambini con problemi di disabilità. Attraverso un’indagine che ha visto il coinvolgimento di 335 medici di medicina generale, 242 infermieri, 28 aziende sanitarie, 16 distretti, 10 regioni e 322 cittadini, emergono i punti deboli dell’assistenza domiciliare. In particolare, la terapia del dolore viene poco praticata: solo il 18% dei cittadini che dichiara di provare dolore ha usufruito di una terapia ad hoc. Altro tallone d’Achille è rappresentato dal supporto psicologico: l’84% dei cittadini ne è privo. Le note dolenti proseguono con i lunghi tempi di attesa e i costi privati a carico delle famiglie, costrette a integrare carenze nell’assistenza nel 49% dei casi, con costi molto alti per l’acquisto di farmaci (anche mille euro al mese). Si tratta, rileva ancora l’indagine, di un’assistenza poco integrata, nella quale incidono la competenza del malato e la presenza di familiari o assistenti che possano garantire una presenza h24.

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