SANITA’. Cittadinanzattiva: regione che vai cura che trovi

"La regionalizzazione della sanità, anziché facilitare la vita dei cittadini l’ha resa sempre più complicata. A seconda della patologia di cui si soffre, infatti, può convenire trasferirsi in un’area del Paese piuttosto che in un’altra. Se si soffre di una patologia rara, solo per aggiungere un altro esempio, conviene trasferirsi in Lombardia". E’ quanto ha affermato Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva che ha oggi presentato Rapporto di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato sull’accesso ai farmaci e alla terapia, stilato sulla base delle segnalazioni giunte dal 1 gennaio al 31 ottobre 2007.

Dal rapporto emerge che spesso i pazienti sono costretti a fingere o a cambiare regione di residenza per accedere ad un farmaco che possa migliorare la loro qualità di vita. "A questo – prosegue Moccia – si aggiunga che i diritti dei cittadini devono fare i conti con un medico che prescrive e la ASL che per motivi economici impone restrizioni, fino all’estremo in cui si premiano i medici che prescrivono meno. O, ancora, al paradosso in cui, poiché il paziente che ha più malattie diventa troppo costoso, si decide di prescrivere terapie solo per qualcuna di queste. Ancora una volta, a causa dell’incapacità delle Regioni di controllare efficacemente, si fa ricorso ad ostacoli burocratici diffusi che penalizzano chi in realtà lega la propria qualità di vita all’accesso a dei farmaci".

Nel caso del dolore neuropatico cronico (patologia effetto di malattie come il morbo di Parkinson o la sclerosi multipla), il 13% dei cittadini che si è rivolto al servizio Pit Salute per segnalazioni relative ai farmaci evidenzia come siano molte le patologie per cui non è permesso l’accesso ad uno dei principi attivi più efficaci, il pregabalin, con una spesa media pro-capite che può arrivare fino a 75 Euro al mese.

Se si soffre invece di mal di stomaco per colpa degli effetti collaterali di un farmaco conviene trasferirsi nel Lazio, che è la regione che attualmente garantisce un migliore accesso ai farmaci gastroprotettori. In Liguria invece per poter accedere ad un farmaco equivalente il cittadino deve provarne l’inefficacia dello stesso attraverso l’assunzione per un periodo prolungato. E in Sicilia, anche se è provata l’inefficacia, il medico può prescrivere il farmaco diverso stilando un piano terapeutico dettagliato, e comunque per un periodo non superiore ai tre mesi. Ma anche le modalità di rimborso variano cambiando regione: mentre in Sicilia il prezzo massimo rimborsato al cittadino è di 0,90 centesimi al giorno, in Sardegna diventa 0,76 centesimi. Regione che vai, spesa che affronti.

Per l’Alzheimer il dramma del paziente è la lunga attesa. Secondo il rapporto per poter accedere ai farmaci relativi alla cura di questa patologia, è necessario recarsi personalmente presso le UVA (Unità di Valutazione Alzheimer), poiché non può prescriverlo il medico di famiglia. E non lo si può ricevere se non dopo una visita periodica con cui rinnovare il piano terapeutico. Vista la scarsità di questi centri sul territorio, i cittadini si trovano a dover affrontare liste di attesa per poter ottenere la visita, e molto spesso restano per il periodo che intercorre tra la fine del periodo terapeutico e la nuova visita senza farmaco. Un ulteriore problema nasce dalla mancanza di possibilità di ottenere visite a domicilio: questo rappresenta in molti casi un grave problema, vista la difficoltà nella mobilità legata ad alcuni stadi della malattia.

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