SANITA’. Corte Ue: ogni Stato Ue può ridurre il prezzo dei farmaci in base a stime di spesa

Ogni Paese membro dell’Ue può ridurre i prezzi di tutte le specialità medicinali o di alcune categorie anche quando tali sconti non sono preceduti da un blocco dei prezzi. Nel caso in cui ci sia un blocco del prezzo di una specialità medicinale lo Stato deve verificare se le condizioni macroeconomiche giustificano questo blocco e può decidere di adottare misure di aumento e riduzione del prezzo, anche più volte nel corso dello stesso anno. Queste misure di controllo dei prezzi possono essere basate su stime di spesa obiettive e verificabili che assicurino la trasparenza dell’intervento dello Stato membro e non siano interpretabili come un’ingerenza da parte di esso nelle politiche interne di previdenza sociale.

E’ quanto ha precisato una sentenza della Corte di Giustizia Ue, confermando che spetta agli Stati membri determinare i criteri in base ai quali verificare le condizioni macroeconomiche: essi possono, nel rispetto dell’obiettivo di trasparenza, tener conto della sola spesa farmaceutica, delle spese sanitarie nel loro complesso ovvero di altri tipi di spese pertinenti.

Inoltre, in casi particolari, un’impresa autorizzata a commercializzare una specialità medicinale interessata da una misura di blocco o riduzione del prezzo può chiedere una deroga al prezzo imposto, giustificando la sua richiesta. Lo Stato membro è tenuto ad assicurare che sia adottata una decisione motivata in merito ad ogni richiesta di questo tipo.

Il caso particolare cui si riferisce la sentenza della Corte Ue è quello dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che, incaricata del monitoraggio del consumo di specialità medicinali e della spesa farmaceutica a carico del Servizio Sanitario Nazionale Italiano (SSN), tra il 2005 e 2006 ha adottato misure di riduzione dei prezzi delle specialità medicinali allo scopo di garantire il rispetto del tetto di spesa farmaceutica a carico del SSN.

Alcune società che commercializzano specialità medicinali, i cui costi sono interamente a carico del SSN, hanno agito in giudizio contro il Ministero della Salute e l’AIFA dinanzi al Tar del Lazio in merito a tali misure. La Corte di Giustizia si è pronunciata sulla conformità del sistema italiano di fissazione dei prezzi delle specialità medicinali alla direttiva comunitaria.

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