SANITA’. Denuncia immigrati, medici: “E’ incostituzionale”

I medici insorgono contro l’obbligo di denuncia degli immigrati clandestini, contenuto nel ddl sicurezza approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. "Con l’approvazione in Senato di un emendamento presentato dalla Lega Nord al ddl sicurezza – si legge in un comunicato congiunto delle sigle sindacali dei medici (Anaao Assomed, Cino Asmd, Aaroi, FP Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid, Fesmed e Federazione medici Uil) – è stato abrogato il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 Testo unico di disciplina dell’immigrazione" secondo il quale "l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

Si denuncia, dunque, il fatto che, se dovesse passare questa norma, i medici saranno obbligati a denunciare le cure agli stranieri, non considerando più il segreto professionale né le norme deontologiche per cui "i doveri del medico rivolti alla tutela della salute dell’uomo" devono essere esercitati "in condizioni di uguaglianza". Il Codice deontologico del 2006, inoltre, prevede "il diritto inalienabile del medico ad esercitare la professione in modo libero ed indipendente, secondo le sue conoscenze scientifiche ed i propri valori etici; le clausole sul segreto professionale e sulla riservatezza dei dati personali; una generale e trasversale clausola di coscienza che informa l’attività del medico".

Se dovesse diventare legge, il dovere di riferire all’autorità giudiziaria supererà il segreto professionale e queste norme deontologiche. "In linea generale – spiega il comunicato dei medici – non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a tale prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge".

Le nuove disposizioni riducono quindi la tutela del diritto alla salute degli extracomunitari, "costituzionalmente garantito ad ogni individuo indipendentemente dallo stato giuridico, ma anche sul piano della sicurezza sociale". I medici sono preoccupati anche della conseguente "marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari" che probabilmente saranno costretti a ricorrere ad un "sistema sanitario parallelo sottratto da ogni regola e controllo, ingenerando situazioni di pericolo per la salute collettiva". Ci sarà, infine, un carico di lavoro per il medico che deve denunciare "evitando ogni ritardo" altrimenti sarà accusato di omissione.

In sintesi, secondo i medici, il quadro normativo in esame presenta un evidente profilo di incostituzionalità per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione – in base al quale "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività" – in quanto le esigenze di ordine pubblico, che hanno indotto il Governo a presentare il ddl in esame, non appaiono adeguatamente bilanciate agli altri valori garantiti dalla Carta Costituzionale, che sono posti in grave pericolo.

 

 

 

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