SANITA’. Diritti a pezzi? X Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva

Errori nella pratica medica e diagnostica. Comportamento degli operatori medici e sanitari. Disabilità. Mobilità sanitaria. Sono le questioni critiche denunciate dai cittadini – attraverso 19.776 segnalazioni giunte nel corso del 2006 – che emergono dalla X edizione del Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva "Diritti a pezzi? La sanità tra universalismo e federalismo", presentato oggi al Ministero della Salute alla presenza del ministro Livia Turco. Secondo i promotori dello studio, i nodi evidenziati sono infatti "un rapporto cittadini-operatori che va incrinandosi", "i diritti dei cittadini invalidi troppe volte resi incerti da procedure burocratiche farraginose e da una legge non ancora resa operativa" e "un protezionismo regionale che impedisce la libertà di movimento e di scelta". Fra le richieste di Cittadinanzattiva: adottare la Carta Europea dei diritti del malato.

MALPRACTICE. Al primo posto nelle segnalazioni dei cittadini con il 20% (ma con una riduzione del 5,7% rispetto al 2005) ci sono i sospetti errori nella pratica medica e diagnostica che rappresentano l’area di principale criticità della sanità italiana. A denunciarli è infatti un cittadino su cinque che nell’ultimo anno si è rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. E nel 56,1% a farne le spese sono le donne. La fascia maggiormente colpita va dai 36 ai 56 anni. In quasi un caso su tre gli errori denunciati si verificano in ortopedia o in oncologia. Le segnalazioni riguardano soprattutto errori occorsi durante lo svolgimento di interventi chirurgici (72%) piuttosto che errata diagnosi (22%). Sono invece occasionali i casi segnalati che riguardano errata terapia ed errori durante la fase riabilitativa, con una frequenza rispettivamente del 4% e del 2%. Gli errori si verificano soprattutto nelle strutture di ricovero ma anche al pronto soccorso. Una poco edificante classifica delle aree specialistiche segnalate – sostiene lo studio – vede al primo posto Ortopedia (18,7% delle segnalazioni) seguita da Oncologia (13,6%), da Ginecologia e Ostetricia (8,8%), da Chirurgia generale (8,5%) e dal Pronto Soccorso (5,7%). Dal 1999 al 2006 i progressi più marcati si sono registrati invece nel campo della Chirurgia generale (-5,3% di segnalazioni). E nell’84% dei casi di sospetto errore segnalato non si avvia alcuna consulenza medica o legale.

COMPORTAMENTI. È un tema che emerge trasversalmente e che va da questioni soggettive (la denuncia di atteggiamenti poco empatici, di arroganza o disumanità) a situazioni come il mancato rispetto degli appuntamenti, la violazione della privacy all’assenteismo: sono comunque molti gli episodi critici che riguardano il comportamento degli operatori sanitari segnalati dai cittadini, pari al 13% sul totale delle segnalazioni e con un aumento dell’1,5% rispetto al 2005. Più di una segnalazione su due (il 51,2%) riguarda atteggiamenti poco graditi di operatori ospedalieri: 1 su 3 (29,9%) quello di operatori ASL, 1 su 10 (10,4%) di operatori di cliniche private e poco meno (8,5%) di operatori di cliniche convenzionate. Si tratta di comportamenti che riguardano nella metà dei casi (49,8%) medici specialistici, cui seguono medici di medicina generale, personale di pronto soccorso, primari e case farmaceutiche.

DISABILITÁ. Fra i temi maggiormente segnalati dai cittadini ci sono le difficoltà e i problemi incontrati nella disabilità (11% delle segnalazioni con un aumento del 2,8% rispetto al 2005). Gli iter burocratici per accedere al sostegno economico sono farraginosi e lentissimi. E se vengono note positive dalla legge n. 80 del 2006 che prevede la semplificazione degli adempimenti amministrativi per il riconoscimento dell’invalidità civile e della disabilità – afferma Cittadinanzattiva – le segnalazioni che arrivano dai cittadini denunciano soprattutto difficoltà di accesso alle informazioni (38%) e mancato riconoscimento della condizione di handicap (19%). Su 100 segnalazioni relative al mancato riconoscimento dei benefici, 27 riguardano la percentuale attribuita dalla Commissione Medica ritenuta inadeguata rispetto al quadro clinico, mentre il mancato riconoscimento dell’accompagnamento riguarda complessivamente quasi il 50% delle segnalazioni.

MOBILITÁ SANITARIA. Li chiamano, riassume lo studio, i "viaggi della speranza": il tema della mobilità sanitaria vede prevalere spostamenti da una regione all’altra – la mobilità interregionale costituisce il 44% del totale delle segnalazioni in tema di mobilità – seguiti da spostamenti intraregionali (36%) e internazionali (20%). La principale motivazione di chi si sposta è quella di sottoporsi a intervento chirurgico, pari al 25% dei casi in coloro che si muovono all’interno della propria regione e al 44% di chi si sposta da una regione all’altra. Fra i motivi principali degli spostamenti intraregionali ci sono gli interventi chirurgici, le terapie, le visite specialistiche, le visite diagnostiche e le strutture per la riabilitazione. "Le Regioni – dichiara Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva – tendono a frapporre sempre maggiori difficoltà alla possibilità di spostarsi per ottenere cure, trattamenti o analisi. Vogliamo che si dia uno stop a questa sorta di protezionismo regionale, riconoscendo pienamente il diritto dei cittadini il diritto alla mobilità e alla scelta".

LISTE DI ATTESA ED EMERGENZE. Le segnalazioni sulle liste di attesa – si legge in Pit Salute – registrano un incremento nel 2006 del 2,4% rispetto al 2005 e più in generale un ininterrotto aumento dal 2002. "Abbiamo tenuto gli occhi aperti – si legge nel documento – sul rispetto del divieto di bloccare le liste d’attesa imposto dalla legge finanziaria per il 2006 ma, nonostante tutto, il 12,4% delle segnalazioni testimonia che le strutture sanitarie violano la norma". E così si può aspettare fino a 400 giorni per una mammografia e 300 giorni per un ecocolordoppler. Chi si rivolge al privato lamenta costi alti: fino a 660 euro per una TAC, fra 100 e 120 euro per una ecografia al primo trimestre di gravidanza e fino a 150 euro per una visita specialistica. Secondo Pit Salute, "preoccupa ma non stupisce il trend in costante ascesa della segnalazioni sul Servizio di Emergenza 118 e sul Pronto Soccorso". Per quanto riguarda le telefonate al 118, fra le prime segnalazioni ci sono eccessiva attesa dell’ambulanza (12,2%), comportamento degli operatori della sala operativa (10,7%), difficoltà di accesso alla documentazione (9,8%), rifiuto di prendere in carico il paziente per trasporto o ricovero (9%), mezzi e dotazioni insufficienti (8,5%). Fra le segnalazioni che invece riguardano il Pronto Soccorso ci sono soprattutto errore diagnostico (15,3%), lunghe e interminabili attese (13,7%), rinvii e accessi multipli per lo stesso problema (10,7%), comportamento degli operatori sanitari (9,2%), errore terapeutico, inefficienza organizzativa, visite frettolose e superficiali.

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