SANITA’. Europarlamento vota per cure all’estero all’interno della Ue

L’Europarlamento ha approvato una proposta di direttiva per garantire agli europei il diritto di farsi curare in un altro paese Ue più facilmente e di essere rimborsati dei costi sostenuti. La proposta, approvata con 297 voti a favore, 120 contrari e 152 astensioni, ha l’obiettivo generale di assicurare che non ci siano ostacoli per i pazienti che cercano cure sanitarie in un altro paese europeo e chiarifica il diritto di essere rimborsati dopo una cura in un altro Stato, diritto confermato da una sentenza della Corte di giustizia europea finora non recepita nella legislazione comunitaria.

La proposta, approvata oggi in prima lettura, punta a stabilire una meccanismo di cooperazione per l’assistenza sanitaria per i paesi Ue, fissa principi comuni a tutti i sistemi sanitari europei e prevede la possibilità di un’autorizzazione preliminare per il rimborso dei costi del ricovero all’estero. In particolare, la proposta enfatizza la mobilità dei pazienti nel rispetto delle competenze nazionali nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria, e non obbliga i fornitori di assistenza sanitaria in uno Stato a fornire assistenza a una persona proveniente da un altro paese Ue. Inoltre, se uno Stato Ue non include una particolare cura fra i diritti riconosciuti ai suoi cittadini, la direttiva non crea alcun nuovo diritto per i pazienti di ottenere tale trattamento all’estero e di essere rimborsati.

I pazienti avranno dunque il diritto di cercare cure all’estero ma gli Stati membri possono introdurre un sistema che richiede un’autorizzazione preventiva per il rimborso dei costi ospedalieri se il bilancio finanziario del sistema di sicurezza sociale del paese rischia di essere seriamente danneggiato. Tutto questo, precisa la proposta, senza che l’autorizzazione crei un ostacolo alla libertà di movimento dei pazienti. In pratica, i pazienti dovranno anticipare il pagamento ed essere rimborsati solo in seguito. Eccezioni alla normativa generale sono previste per i pazienti affetti da malattie rare o con disabilità. Il Parlamento ha inoltre votato per escludere dalla direttiva le cure a lungo termine e i trapianti di organi.

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