SANITA’. Intramoenia, Cittadinanzattiva: più trasparenza ed equità

Trasparenza, controllo e vigilanza; maggiore eguaglianza tra le modalità di accesso al Servizio sanitario nazionale. Queste le richieste del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva sulla riforma delle attività intramurarie, avanzate in occasione del riavvio della discussione in Parlamento.

In particolare l’associazione dice no alla mancanza di trasparenza che in questo momento caratterizza l’intramoenia allargata (cioè quella erogata in sedi esterne rispetto alle strutture pubbliche, a causa della mancanza di spa-zi adeguati), così come emerge dall’indagine conoscitiva della Commissione igiene e sanità del Senato. No all’intramoenia come sistema per il razionamento delle prestazioni. Sono ancora troppi i casi in cui c’è una sproporzione eccessiva tra i tempi di attesa previsti rispetto al canale istituzionale; l’intramoenia deve essere una libera scelta per i cittadini e non un modo per compensare le inefficienze del servizio sanitario nazionale. Tra gli esempi possibili, una attesa di 7 mesi per una risonanza magnetica nel canale tradizionale, a fronte della erogazione della stessa prestazione nell’intramoenia in 10 giorni, a fronte di un esborso medio di 200 Euro.

Positivo invece il giudizio sulla revisione dell’intero sistema dell’intramoenia, per evitare la distinzione tra cittadini di serie A e di serie B e garantire maggiore trasparenza ed equità tra il canale istituzionale e quello intramurario. Circa l’8% dei cittadini che si rivolgono al Pit Salute, il servizio di consulenza e intervento del Tribunale per i diritti del malato, riguarda la difficoltà o l’impossibilità di accedere alle prestazioni in intramoenia a causa dei costi troppo elevati. La situazione peggiora per l’insufficienza del sistema unificato di prenotazione, anche perché non c’è un luogo facilmente accessibile in cui i cittadini possono conoscere la procedura delle prestazioni ed esercitare una libera scelta.

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