SANITA’. La fattibilità del progetto “Casa della salute” discussa in un convegno

"Insieme al progetto materno infantile, e per il parto indolore, l’altra azione che metterò nel fondo sanitario nazionale nella prossima finanziaria sarà sicuramente il sostegno alla sperimentazione del progetto della Casa della salute". Lo ha assicurato oggi il ministro Livia Turco, intervenendo ad un incontro promosso dal sindacato pensionati italiano Spi-Cgil con l’obiettivo di fare il punto proprio sulla fattibilità del progetto Casa della salute.

Il progetto è previsto nel programma di governo per la sanità già illustrato dal ministro alle Camere, e punta a costruire una "sanità a misura del cittadino". La Casa della salute, nelle intenzioni del ministro, rappresenterà una struttura polivalente e funzionale capace di erogare materialmente l’insieme delle cure primarie e di garantire la continuità assistenziale con l’ospedale e le attività di prevenzione. In questa struttura sarà possibile effettuare accertamenti diagnostico-strumentali di base per un minimo di 12 ore al giorno e questa rappresenterà anche una banca dati sanitari per la gestione epidemiologica per l’azione sanitaria sul territorio; un presidio di riferimento funzionante 24 ore al giorno e che dovrà presentarsi come punto di riferimento per il cittadino.

Il ministro ha annunciato che si discuterà di questo progetto anche in occasione della prossima Conferenza nazionale sulle cure primarie in programma nei prossimi mesi a Bologna: "Credo che la strada migliore – ha aggiunto il ministro – sia quella della sperimentazione dei progetti di Case della salute, individuando centri nel nord, nel centro e nel sud del Paese". In particolare, nello studio di fattibilità presentato dal sindacato vengono anche valutati i possibili costi. Secondo il rapporto, le Case della Salute dovrebbero essere strutture a "bassa complessità tecnologica" ed il costo per un intervento di nuova realizzazione dovrebbe essere pari a circa 7 milioni e 700 mila euro a struttura. Il parametro del costo di costruzione, conclude però lo studio, "può essere ragionevolmente decurtato del 40-50% con interventi di recupero di edifici dismessi e già a destinazione sanitaria". I costi dunque, secondo il sindacato, potrebbero essere ridimensionati proprio attraverso l’utilizzo di strutture oggi dismesse ma che rappresentano comunque un aggravio per i bilanci della sanità nazionale.

 

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