SANITA’. Lazio, Rapporto Cittadinanzattiva: tra liste d’attesa “truccate” e lunghi ritardi

Il rapporto tra il cittadino e la sanità è, da sempre, un rapporto difficile, pieno di ostacoli, errori e denunce. Scarsa informazione, liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà d’accesso alle prestazioni e presunti errori diagnostici e terapeutici sono, appunto, le maggiori criticità che emergono dalla fotografia del Sistema Sanitario del Lazio, scattata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.

Un dato su tutti è emblematico della situazione di caos in cui si trova la sanità del Lazio: nel 2010 ci sono state ben 8.751.821 prestazioni erogate e non prenotate, pari al 62% del totale delle prestazioni erogate. Dall’altro lato, invece, chi prenota ad esempio una visita oculistica può attendere fino a 100 giorni, addirittura più di 180 per una visita cardiaca, oltre 280 per un eco-color doppler e 340 per un’ecografia all’addome.

Il Rapporto regionale, curato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato e presentato oggi a Roma, non fa sconti ed illustra le contraddizioni della sanità regionale ad esponenti istituzionali ed agli operatori del settore. Soltanto nel 2010 al servizio PIT (Progetto Integrato di Tutela) di Cittadinanzattiva Lazio sono arrivati 4023 casi di cittadini alle prese con problemi di varia natura. Il disagio più sentito dai cittadini è la mancanza di informazione che genera disorientamento (per il 18,2% dei casi); il 17,2% è preoccupato di presunti errori e il 12% della difficoltà di accesso alle prestazioni.

Per quanto riguarda le difficoltà ad avere informazioni, la maggior parte delle segnalazioni riguarda il rapporto con i medici di base e i pediatri: oltre al rifiuto da parte del medico di base di effettuare la visita domiciliare, i cittadini lamentano una scarsa comunicazione. E su questo punto si è concentrato molto il dibattito di oggi.

"E’ necessario sviluppare percorsi terapeutici che investano sempre di più i medici di base, affinché essi diventino il fulcro dell’assistenza sanitaria – ha detto Francesca Diamanti, Vicesegretario regionale di Cittadinanzattiva – Purtroppo ancora oggi al centro del rapporto con il medico c’è la malattia e non la persona e questo dimostra una scarsa umanizzazione. Perché, ad esempio, i medici di famiglia hanno a disposizione soltanto 15 ore a settimana per gli appuntamenti? Forse è per questo che il cittadino anche se ha 40 di febbre o un po’ di bronchite va al pronto soccorso e non dal medico?

"Di certo siamo di fronte ad una domanda drogata rispetto all’offerta – ha spiegato Pierluigi Bortoletti, segretario regionale FIMMG, Federazione Italiana Medici di Famiglia – Ma c’è anche un problema di scarsa informazione che si fornisce al cittadino. Ad esempio non tutti conoscono l’esperimento di Piazza Istria (Municipio II) dove 60 medici associati si sono messi insieme e garantiscono un’assistenza di 12 ore al giorno, compresi i weekend. E’ necessaria quindi – ha aggiunto Bortoletti – una maggiore informazione e una migliore programmazione. Quest’ultima aiuterebbe a risolvere il problema delle liste d’attesa".

Rispetto alle liste d’attesa, il 48% dei cittadini lamenta problemi relativi all’accesso ai servizi e alle prestazioni, il 25% segnala attese e ritardi ingiustificati, il 13% denuncia criticità nelle modalità di funzionamento delle liste d’attesa e il 10% la mancata erogazione del servizio. Una migliore programmazione risolverebbe parte dei problemi; la Regione Lazio ha un Sistema regionale di prenotazione unico (RECUP), dotato di un numero unico (803333) attraverso il quale i cittadini possono prenotare le prestazioni sanitarie da tutta la Regione. Ma negli ultimi anni è mancata una visione strategica di questo strumento da parte della Regione.

"L’ottimo lavoro del RECUP – ha sottolineato Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale Cittadinanzattiva – è in gran parte vanificato dal fatto che solo poche aziende forniscono una percentuale significativa delle agende. Il risultato è che oltre il 60% delle prestazioni erogate nel Lazio non sono prenotate. Questo dato si colloca fuori da ogni controllo del Servizio regionale di prenotazione e non fa che alimentare in tanti cittadini un comune senso di ingiustizia perché può facilmente nascondere un sistema di favoritismi, clientele e concussione, se non di corruzione". A Roma sono particolarmente elevate le percentuali di prestazioni erogate ma non prenotate presso l’Umberto I (85,8% di prestazioni "fuori lista") e ASL Roma H (64,9%).

Una soluzione possibile verso un miglior funzionamento del RECUP potrebbe essere l’inserimento dei centri privati e accreditati nel servizio unico di prenotazione. E questa, oltre che l’unificazione dei data base dei CUP e la gestione unica dell’anagrafe dei cittadini, fa parte delle 10 proposte di Cittadinanzattiva per una sanità regionale non più centrata solo sul tema "posti letto". Tra queste ci sono: il rafforzamento dell’integrazione territorio-ospedale e di quella socio-sanitaria; il rafforzamento del ruolo di programmazione della Regione; il puntare sui medici di famiglia e sui pediatri come fulcro dell’assistenza sul territorio, affrontando il tema dell’assistenza domiciliare, vera emergenza regionale, che oggi è garantita in minima parte e soltanto nei giorni feriali, mentre nei festivi l’unico riparo resta l’ospedale.

Infine, Cittadinanzattiva chiede che le aziende ospedaliere adottino la Carta della qualità in chirurgia e la Carta della qualità in medicina interna, due strumenti scritti a 4 mani con le società scientifiche dei chirurghi e dei medici internisti per tradurre in organizzazione dei reparti di chirurgi a medicina interna la volontà di migliorare sicurezza e qualità delle cure.

di Antonella Giordano

 

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