SANITA’. Lazio, deficit nella spesa farmaceutica. Fazio dispone indagine

Ammonterebbe a quasi 3 miliardi e mezzo il buco accumulato da 13 Regioni nella spesa sanitaria. E in testa ci sarebbe proprio il Lazio, con un deficit di 1,3 miliardi di euro. E’ quanto risulta dai primi dati, anticipati dal Sole 24 Ore, di un’inchiesta della Guardia di Finanza sull’andamento della spesa sanitaria nelle Regioni nel 2009. L’inchiesta ipotizza un danno erariale per 243 milioni di euro. Dopo il Lazio, le altre Regioni maggiormente in deficit sarebbero la Campania, l’Abruzzo, il Molise, la Calabria, la Sicilia e la Liguria che avrebbero accumulato insieme più dell’80% del deficit. Tra le Regioni più virtuose, invece, la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna.

E in merito a questi dati il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, ha deciso di avviare al più presto un’indagine per verificare se davvero ci siano stati sprechi nella gestione della spesa farmaceutica da parte della Regione Lazio. Gli sprechi sarebbero dovuti all’acquisto di farmaci senza gli sconti previsti dalla legge 405 del 2001, e l’indagine verificherà, nello specifico, le procedure di gara e le modalità di distribuzione relative ai farmaci effettuate dalla Regione e dalle Asl del Lazio nel periodo considerato.

"Le fonti di spreco sono molteplici" commenta il Movimento Consumatori. Da un lato c’è l’eccessivo approvvigionamento di farmaci quasi mai consumati per intero e puntualmente gettati nella spazzatura. Dall’altro, la modifica di una serie di protocolli terapeutici, come quello per l’ipertensione, per cui si utilizzano più farmaci contemporaneamente, inducendo confusione e non aderenza alla terapia da parte degli pazienti che finiscono spesso per abbandonare tutto con grave spreco economico. "Inoltre, facciamo i conti – dice Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – con l’assenza di politiche di ottimizzazione delle confezioni che consentano un corretto dimensionamento a seconda della terapia da effettuarsi. Dissentiamo, poi, dall’ ipotesi che la distribuzione diretta, con acquisto con gara d’appalto, faccia risparmiare. La distribuzione diretta, significa, infatti, che per ottenere dei farmaci i cittadini devono recarsi presso le farmacie ospedaliere , dove trovano pochissimo personale a disposizione e orari ridotti, per un bacino di utenza enorme . Questo ha fatto sì che moltissime Asl per limitare il disagio ai cittadini e alleggerire il carico di lavoro per le farmacie ospedaliere forniscano agli utenti scorte di farmaci per periodi lunghissimi di terapia, in alcuni casi anche per sei mesi o un anno, non tenendo conto dei cambi di terapia o del possibile decesso del paziente. Il fatto è gravissimo , considerando che questi sistemi di acquisto sono stati pensati per un’esigenza di risparmio. Questo sistema di distribuzione, inoltre, sposta solo la spesa da un centro di costo all’altro. Per cui in tutti i casi è evidente che la strada del risparmio non può essere quella di nascondere la spesa come se fosse polvere da mettere sotto il tappeto. Andrebbero, invece, attivate politiche serie e concordate di vigilanza della spesa su tutti i passaggi della filiera. Solo così si potrebbe mettere un freno ad uno spreco di proporzioni esorbitanti per i cittadini e per il sistema sanitario nazionale".

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