SANITA’. Lombardia, la Guardia di Finanza dà la caccia agli sprechi sui farmaci

Danno erariale.E’ questa la contestazione notificata dalla Guardia di Finanza (GdF) ad alcune Asl della Lombardia, finite nel mirino delle Fiamme Gialle e della Corte dei Conti. L’accusa di aver sprecato denaro pubblico nel periodo compreso tra il 2004 il 2008, è stata già notificata alle Asl lombarde – di Brescia, che ha ricevuto un verbale in cui sono contestati 43 milioni di euro, di Cremona e Varese, alle quali viene addebitato di aver di aver bruciato centinaia di milioni di euro a vantaggio dei farmacisti – e riguarda medicine "salvavita" molto costose per la cura di malattie gravi o rare, come le anemie, l’artrite reumatoide, i problemi della coagulazione del sangue, il diabete, l’epatite cronica, la fibrosi cistica, l’infertilità, i tumori, i problemi di coagulazione del sangue, il diabete, l’epatite cronica, la fibrosi cistica o l’Alzheimer.

Si tratta in sostanza di farmaci che, come stabilisce la legge 405 del 2001 (arti. 8), possono essere forniti direttamente ai malati dalle Asl e dagli ospedali, oppure resi disponibili ai pazienti tramite le farmacie, pagate ovviamente per il servizio reso.

Secondo quanto sostiene la GdF, la distribuzione direttada parte delle aziende sanitarie locali farebbe invece risparmiare molti soldi pubblici. A spiegare il fermento nella Sanità lombarda in questo periodo, è il timore che le aziende sanitarie locali che non hanno ancora ricevuto le contestazioni, si aspettano da un momento all’altro l’arrivo di multe milionarie e tutte hanno già stabilito la loro linea di difesa basata sui costi maggiorati che comporterebbe la distribuzione diretta delle medicine ai pazienti, poiché richiederebbe postazioni capillari sul territorio da almeno 35 metri quadrati, con la presenza fissa di un farmacista e di un magazziniere, ancora più costosa di quella fatta attraverso le farmacie, già diffuse ovunque e decisamente più accessibili ai malati, una guerra di cifre su cui ora dovrà esprimersi la Corte dei Conti per verificare la sussistenza del danno all’erario.

In realtà però, è apparso evidente fin dall’inizio che il fermento che agita l’universo sanitario lombardo, oltre a essere politico (il noto conflitto che oppone il ministero delle Finanze a Regione Lombardia) è economico, visto che, secondo la GdF, il Pirellone riconoscerebbe margini di guadagno troppo generosi ai farmacisti.

Ma se per le Fiamme Gialle la distribuzione diretta da parte delle Asl dei farmaci "salvavita" farebbe risparmiare soldi, Roberto Formigoni, governatore lombardo, difende invece a spada tratta le scelte fatte dalla Regione in materia di sanità.

"La legge consente alla Regione di scegliere il metodo di distribuzione dei farmaci. Ed è da dimostrare che la distribuzione diretta costerebbe di meno di quella in farmacia.
Noi privilegiamo i cittadini, non obbligandoli a fare code agli ospedali".

Anche la Federazione degli Ordini dei Farmacisti difende la scelta lombarda di distribuire i farmaci "salvavita" attraverso la rete di farmacie.

"Occorre chiarezza sui costi e sulla qualità delle varie modalità di distribuzione dei farmaci ‘innovativi’- scriveva ieri in una nota Federfarma Lombardia – che mediamente costano più degli altri e riguardano patologie di alta rilevanza sanitaria e sociale e le farmacie, grazie alla loro "professionalità e accessibilità garantiscono un servizio di qualità e contribuiscono efficacemente al contenimento della spesa".

di Flora Cappelluti

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