SANITA’. Più sicurezza in chirurgia con la Carta qualità promossa da Cittadinanzattiva

Più sicurezza e qualità delle prestazioni chirurgiche. E’ questo lo scopo della Carta della qualità in chirurgia, l’iniziativa promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato in partnership con Johnson&Johnson Medical, con il patrocinio dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (ACOI ) e la Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere (Fiaso). Tra gli obiettivi più ambiziosi: vincolare gli stipendi dei dirigenti anche a quanto messo in atto per migliorare la sicurezza dei pazienti. 43 le strutture che hanno già aderito. Lo riferisce in una nota Cittadinanzattiva.

Dall’accoglienza nei reparti, al consenso informato prima di un intervento, dalla sicurezza in sala operatoria fino alle dimissioni dall’ospedale, la Carta definisce un elenco di impegni che i reparti ospedalieri si assumono nei confronti del paziente per assicurare un servizio migliore nel rispetto del diritto del cittadino malato all’informazione, alla sicurezza, all’appropriatezza delle cure e all’innovazione.

Dei primi 25 reparti che hanno dichiarato le migliorie da apportare in fatto di accoglienza: più della metà deve perfezionare la segnaletica e renderla comprensibile; in 10 casi la sala di attesa va resa uno spazio più confortevole nel rispetto di adeguati standard igienici; in 7 strutture non è possibile per il paziente scegliere tra diversi menu tenendo conto dello stato di salute o del credo religioso e in 5 casi i pazienti non hanno a disposizione una bacheca informativa.

Infine, in fatto di sicurezze ed igiene: in 10 reparti mancano cartelli per le uscite di sicurezza e norme di comportamento da seguire in caso di emergenza scritti in più lingue; in 5 casi non si adottano sufficienti misure per garantire la prevenzione delle cadute accidentali; in 6 casi mancano istruzioni per pazienti che necessitano di particolare protezione. In 4 casi in sala operatoria non sono in atto procedure che accompagnano il paziente fin dall’ingresso, che garantiscano ad esempio identificazione, la parte del corpo da trattare, il controllo della strumentazione e del numero delle garze all’inizio e alla fine dell’intervento, monitoraggio nella fase di risveglio.

"La Carta della qualità in chirurgia – ha spiegato la coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, Francesca Moccia – rappresenta una grande sfida per avverare il nostro sogno: avvicinare sempre di più gli ospedali ai cittadini. Per questo ci stiamo impegnando affinché essa sia diffusa nel maggior numero di ospedali ed in particolare nei reparti di chirurgia".

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